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Libia spaccata

· Mentre proseguono le operazioni di terra e i bombardamenti contro la roccaforte dell’Is a Sirte ·

Proseguono i raid “chirurgici” statunitensi su Sirte, roccaforte libica del cosiddetto Stato islamico (Is), richiesti dal Governo di unità nazionale di Tripoli del premier designato, Fayez Al Sarraj, sostenuto dall’Onu. Il Parlamento di Tobruk — a conferma della spaccatura tuttora esistente nel Paese nordafricano — ha intanto convocato l’ambasciatore statunitense n Libia contestandogli «violazioni aeree non autorizzate». 

Anche l’esercito nazionale libico, guidato dal generale Khalifa Haftar ha accusato gli Stati Uniti di «violazione della sovranità libica» per aver effettuato raid aerei «senza alcun coordinamento con le istituzioni legali».
La campagna militare degli Stati Uniti giunge oggi al quarto giorno. Vengono utilizzati caccia partiti dalla portaerei Uss Wasp, che incrocia nel Mediterraneo, e droni Predator, decollati da una base in Giordania, come hanno rivelato fonti militari riprese dal «New York Times». L’Italia ha nel frattempo aperto a una eventuale richiesta statunitense di utilizzo delle proprie basi. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.
A Sirte il morale delle forze fedeli al premier Al Sarraj sembra risollevato. I bombardamenti di Washington, mirati su specifici obiettivi, avrebbero consolidato le zone già conquistate delle truppe. Solo ieri sera il fuoco statunitense ha permesso di abbattere tra l’altro una rampa di lancio dei jihadisti. Il generale Mohamed Al Ghasri, portavoce delle forze di Tripoli che partecipano all’operazione militare, ha affermato che i «raid aerei americani diretti contro alcuni obiettivi dell’Is hanno avuto un grande effetto sul terreno», aggiungendo che «circa il 90 per cento di Sirte è ora sotto il controllo delle forze fedeli a Tripoli». I «jihadisti restano assediati in un superficie di cinque chilometri», ha detto ancora il generale, mentre un’altra fonte militare ha annunciato l’arresto di un importante esponente dell’Is pronto a fuggire dalla città. Il presidente Barack Obama aveva annunciato l’avvio di una missione di una trentina di giorni per riconquistare la città, ma secondo il «New York Times» gli effetti a lungo termine di questa ultima escalation nella guerra contro l’Is sono incerti. Alcuni analisti ritengono che il nuovo fronte aperto dagli Stati Uniti in Libia, potrebbe innescare un clima da guerra fredda, dopo le critiche russe all’intervento americano.

La Libia, uno dei Paesi africani più ricchi di risorse petrolifere, si trova di fatto spaccato in varie zone di influenza, teatro di violentissimi conflitti. Il confronto principale è tra Cirenaica e Tripolitania. In mezzo, i terroristi dell’Is e di Al Qaeda, senza le divisioni tra clan, con oltre un centinaio di tribù. E poi il nodo delle milizie, gruppi e gruppuscoli, che contribuiscono a creare uno stato di anarchia.

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