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Libertà significa responsabilità

· ​Valenza ecumenica della festa valdese del 17 febbraio ·

Limpida la fiamma di un gigantesco falò s’innalza verso il cielo, vincendo il gelo della stagione e il buio della notte. Intorno, uomini e donne, anziani e bambini uniscono al crepitio dei rami il coro delle loro voci che cantano inni, concludendo usualmente con il Giuro di Sibaud. Il testo, scritto in francese dal pastore evangelico svizzero Ami Bost, narra il patto siglato nella borgata Sibaud dell’alta Val Pellice, in Piemonte, dai circa 900 valdesi che nel 1689, faticosamente tornati dall’esilio in Svizzera, s’impegnarono a essere fedeli a Dio e a mantenere «l’unione e l’ordine» fra di loro. La sera del 16 febbraio questi falò vengono accesi in tutta Italia, dovunque ci sia una presenza protestante. Nelle valli piemontesi la tradizione è particolarmente consolidata: insieme ai valdesi, anche i cattolici si riuniscono intorno ai fuochi, vivendo un gioioso momento ecumenico, con canti e bevande calde. Il vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero, si reca al falò della Gioietta, frazione di Bricherasio, in provincia di Torino, e vari parroci sono presenti all’accensione dei falò preparati nei paesi piemontesi.

di Donatella Coalova

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16 luglio 2019

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