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Libertà e rispetto

· ​Durante il volo verso Manila il Papa incontra i giornalisti e affronta il tema dei diritti umani fondamentali ·

E annuncia la pubblicazione entro l’estate dell’enciclica sulla salvaguardia dell’ambiente

Una premessa, otto risposte ad altrettante domande, cinquanta minuti di conversazione. Durante il volo da Colombo a Manila, Papa Francesco ha rinnovato la consuetudine dell’incontro con i giornalisti inaugurata durante il primo viaggio in Brasile. 

E proprio come fece tornando da Rio de Janeiro, ha parlato a lungo, soffermandosi sulle principali motivazioni della sua seconda visita in Estremo oriente, ma anche affrontando senza reticenze temi di grande attualità: dal terrorismo all’ecologia, dal dialogo alla libertà.

Nella mattina di giovedì 15 gennaio, quando in Italia era ancora notte fonda, un’ora e mezza dopo il decollo, il Pontefice si è presentato nel settore dell’aereo riservato ai media, accompagnato dal direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che gli ha subito chiesto di spiegare il significato della canonizzazione di Giuseppe Vaz, per la quale non si è atteso l’accertamento di un miracolo ma è stato sufficiente il culto di santità riconosciutogli sin dall’inizio. Il Papa — stanco per sua stessa ammissione ma sorridente — ha ricordato che si tratta di una metodologia prevista dalla Chiesa per uomini e donne già beatificati, i quali da tempo e di fatto sono venerati come santi. Per questo non c’è necessità di un altro miracolo per completare l’iter canonico.

Francesco ha citato la canonizzazione di Angela da Foligno e tutte quelle successive, da lui volute personalmente scegliendo figure esemplari di evangelizzatori di varie aree del mondo: il gesuita Pietro Favre, per l’Europa; il vescovo Francesco de Laval e suor Maria dell’Incarnazione Guyart Martin, per il Canada; il gesuita José de Anchieta, per il Brasile; lo stesso Giuseppe Vaz per lo Sri Lanka. E ha annunciato che a settembre, nel corso del viaggio negli Stati Uniti d’America, proclamerà santo anche il francescano spagnolo Junípero Serra. Tutte queste figure infatti rientrano nella teologia e nella spiritualità dell’Evangelii gaudium.

La prima domanda rivoltagli ha riguardato i disastri ambientali provocati dall’uomo, le cui conseguenze sono particolarmente evidenti in Asia. Gli è stato anche chiesto, in proposito, quali saranno i tempi di pubblicazione dell’attesa enciclica dedicata proprio alla difesa del creato.

Il Papa ha ribadito la sua convinzione che l’uomo troppo spesso “schiaffi” la natura, credendosi in qualche modo padrone della terra. E ha citato ancora una volta il detto di un vecchio contadino, secondo il quale Dio perdona sempre, gli uomini perdonano qualche volta, mentre la natura non perdona mai: se la schiaffeggi lei ti schiaffeggia, ha commentato il Pontefice, rievocando la sua esperienza ad Aparecida, dove erano forti le denunce dei vescovi brasiliani preoccupati per la deforestazione dell’Amazzonia, polmone del mondo. Egli stesso, ha confidato, cinque anni fa si è unito in Argentina a una commissione per i diritti umani, che ha presentato una petizione per fermare la deforestazione nella provincia di Salta.

Tra le molte voci autorevoli che in ogni parte del mondo si levano in difesa dell’ambiente il Papa ha voluto rendere omaggio in particolare a quella del patriarca Bartolomeo. Quanto all’enciclica, Francesco ha dapprima ricostruito l’iter della sua elaborazione: una bozza iniziale, preparata dal cardinale Turkson e dai suoi collaboratori, è stata poi lavorata dallo stesso Pontefice, anche con il ricorso a qualche aiuto, e quindi affidata ai teologi per una revisione. Dopo ulteriori passaggi, che coinvolgono la Congregazione per la dottrina della fede, la Segreteria di Stato e il teologo della Casa pontificia, a marzo il Papa vi si dedicherà per una settimana intera, con l’obiettivo di consegnarla per le traduzioni nelle varie lingue entro la fine del mese, contando di poterla pubblicare tra giugno e luglio. Per il Pontefice è comunque importante che questo documento possa costituire un contributo alla conferenza di Parigi, in programma alla fine del 2015, perché quella svoltasi di recente in Perú lo ha deluso per la mancanza di decisioni coraggiose.

A Francesco è stato quindi chiesto quale fosse il messaggio per i fedeli filippini che lo attendono. Anche in questo caso il Papa ha ribadito che al centro della sua visita ci saranno i poveri che vogliono andare avanti; i poveri che hanno sofferto per il tifone Yolanda e ancora soffrono per le sue conseguenze; i poveri che hanno fede e speranza; i poveri sfruttati e quanti patiscono ingiustizie spirituali, sociali ed esistenziali. Il Pontefice ha accennato anche alla commemorazione del quinto centenario dell’evangelizzazione del Paese e ha raccontato l’esperienza vissuta, poco prima di partire, durante un pranzo nella residenza di Santa Marta con un gruppo di migranti filippini che hanno lasciato la patria, la madre, il padre, i figli, per cercare un futuro migliore.

La successiva domanda ha fatto riferimento ai trecento attacchi suicidi condotti anche da bambini durante il conflitto in Sri Lanka: una pratica tornata purtroppo di tragica attualità. Francesco si è detto persuaso che dietro ogni attentato suicida ci sia uno squilibrio umano, ovvero una mancanza di equilibrio sul valore della vita. Così, mentre c’è tanta gente che lavora dando la vita, come i missionari, altri invece danno la vita autodistruggendosi e per distruggere. Rivelando di aver seguito la tesi per la licenza preparata da un pilota di aereo sul tema dei kamikaze giapponesi — ma, ha precisato, il fenomeno non riguarda solo l’Oriente — ha affermato che ci sarebbero addirittura studi a sostegno della tesi che i giapponesi avrebbero provato a esportare i kamikaze anche in Italia durante il fascismo. Del resto, ha aggiunto, il fenomeno appare collegato ai sistemi dittatoriali: infatti i totalitarismi uccidono, se non la vita, le possibilità per il futuro.

Ampliando poi il discorso a tutte le forme di sfruttamento dei bambini — in particolare legate al lavoro e al sesso — il Papa ha ricordato di aver partecipato anni addietro, insieme con alcuni membri del Governo argentino, a una campagna contro questo sfruttamento e di aver incontrato delle resistenze. Anche nel periodo trascorso in Germania ha potuto constatare, attraverso alcune pubblicazioni, la portata del grave fenomeno del turismo a sfondo sessuale nel sud-est asiatico. E ha concluso ribadendo che il lavoro schiavo dei bambini è terribile.

Un giornalista si è riferito poi alle minacce all’incolumità del Pontefice, chiedendogli se lo preoccupano. Francesco ha risposto di essere preoccupato piuttosto per i fedeli e di aver affrontato la questione con la sicurezza vaticana. Quanto a lui, la paura è superata da una bella dose d’incoscienza e dall’affidamento al Signore, dal quale — ha concluso sorridendo — si aspetta soltanto una grazia: quella di non sentire dolore.

Si è parlato quindi della visita compiuta mercoledì sera nel tempio buddista di Colombo. Un gesto significativo se si pensa — ha fatto notare il Papa — che alcuni missionari cristiani del Novecento consideravano il buddismo una truffa o una religione diabolica.

Il Papa ha spiegato in proposito che i rapporti tra le religioni si vivono nel rispetto, evidenziando che sebbene in Sri Lanka ci siano piccoli gruppi fondamentalisti, si tratta in realtà di circoli ideologici, che non sono con il popolo. Quindi ha fatto notare che anche i protestanti non erano ben visti dai cattolici negli anni della sua infanzia. E ha ripetuto il racconto della sua prima esperienza “ecumenica” vissuta grazie alla nonna, la quale gli assicurò che le donne dell’Esercito della Salvezza, nonostante non fossero suore e pur essendo protestanti, erano comunque buone. Inoltre, ha aggiunto, oggi la Chiesa è cresciuta sul terreno del rispetto delle altre religioni, anche se ci sono stati tempi oscuri e bisogna ammetterlo senza vergognarsene.

Particolarmente attuale la successiva domanda — che lo stesso Francesco ha definito intelligente e buona — riguardante la libertà religiosa e la libertà di espressione. Entrambe sono diritti umani fondamentali, ha riconosciuto il Pontefice. E proprio riferendosi ai recenti fatti di Parigi, ha detto che ognuno ha il diritto di praticare la propria religione, senza offendere, liberamente. Soprattutto non si deve offendere, fare la guerra e uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. In tal senso anche i cristiani sono stati peccatori: ma va ribadito che uccidere in nome di Dio è un’aberrazione.

Quanto poi alla libertà di espressione, c’è il diritto ma anche l’obbligo di dire ciò che si pensa per il bene comune: e questo vale soprattutto per i personaggi pubblici. Ma bisogna farlo senza offendere. E tenendo presente che ci sono dei limiti. Per spiegarlo il Pontefice è ricorso a un esempio: citando l’organizzatore dei viaggi papali, Alberto Gasbarri, ha detto che se un grande amico come lui dovesse offendere sua madre, gli toccherebbe prendere un pugno. Dunque non si deve insultare.

Francesco ha anche ricordato che Benedetto XVI ha parlato di una mentalità post-positivista dalla quale deriva un giudizio di fondo negativo sulle religioni, viste come una sorta di sotto-cultura, tollerate ma poco considerate. Così c’è chi sparla delle religioni, chi le prende in giro, chi provoca. Esistono però dei limiti alla libertà di espressione, perché ogni religione ha dignità e non può essere presa in giro.

Al Pontefice è stata quindi prospettata la possibilità di coinvolgere i leader religiosi mondiali in un nuovo incontro sullo stile di quelli celebrati ad Assisi. Francesco ha rivelato che ci si sta lavorando, anche perché il cardinale Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha ricevuto richieste in tal senso da esponenti di altre religioni.

Infine è stato domandato al Papa qual è la sua posizione sull’istituzione di una commissione di inchiesta riguardante la guerra civile in Sri Lanka e, in generale, sulle commissioni che anche in altri Paesi cercano di ristabilire la verità su episodi analoghi in nome della riconciliazione nazionale. Francesco ha ammesso di aver conosciuto solo la commissione istituita in Argentina e di averle dato il suo appoggio in quanto si sforzava di cercare equilibrio e non vendetta. Ha poi richiamato in proposito le parole del presidente dello Sri Lanka, precisando di non interpretarle in senso politico: occorre andare avanti nel lavoro di pace, di riconciliazione e soprattutto di armonia, che è — ha spiegato — più significativa delle prime due, perché l’armonia dà la felicità e la gioia. Non è facile, ha riconosciuto, ma bisogna arrivare al cuore del popolo, perché solo il cuore del popolo conosce le sofferenze e le ingiustizie, e sa arrivare al perdono.

Al termine Papa Francesco si è avvicinato a Caroline Pigozzi, giornalista e scrittrice francese, che per il suo compleanno gli aveva regalato un medaglione raffigurante la Vergine di Luján realizzato dallo scultore Contaux negli anni Trenta. E in questa occasione Pigozzi ha offerto in dono al Pontefice un bassorilievo, con l’effigie di santa Teresina di Lisieux. Francesco ha ringraziato pubblicamente la giornalista per il regalo, ricordando la sua devozione per la santa patrona delle missioni. E, ripreso il microfono, ha fatto gli auguri all’Ansa, l’agenzia di stampa italiana che compie settant’anni. 

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