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Liberi e umili
come Maria Maddalena

· Il sostituto alla convocazione del Rinnovamento nello Spirito santo ·

«Rimanere uniti nella comunione e nella preghiera allo Spirito Santo che rende possibile tale unità. La Chiesa si aspetta questa testimonianza perché nessuno sia privo della luce e della forza del Vangelo». È la missione affidata da Papa Francesco ai partecipanti alla quarantesima convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, svoltasi alla fiera di Rimini, sul tema «Esultate: il Signore ha agito! Giubilate: il Signore ha manifestato la sua gloria» (Isaia 44, 23).

Il messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, è stato personalmente portato sabato pomeriggio, 22 aprile, dall’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, che lo ha letto durante la messa da lui stesso celebrata. Il Pontefice, è la conclusione del messaggio, «invoca abbondanti doni del Divino Spirito per un fruttuoso cammino ecclesiale, affidando voti e propositi alla celeste intercessione della Vergine Maria».

All’omelia l’arcivescovo Becciu ha preso le mosse dalla testimonianza di Maria Maddalena «la prima annunciatrice della risurrezione», colei che «riceve la missione di essere la prima testimone del Risorto, l’“apostola degli apostoli”». Eppure, ha fatto notare, sono proprio questi ultimi «a non crederle», non riuscendo «a comprendere che la forza del Signore si manifesta umilmente, attraverso la debolezza». Insomma, «coloro che erano stati con Gesù non riuscivano a sperare». Ma «il loro pessimismo incredulo può dire qualcosa anche a noi — ha commentato il presule — perché la tentazione della sfiducia può toccare anche coloro che da lungo tempo si sono messi alla sequela di Gesù». Si tratta in fin dei conti, come ha rilevato Papa Francesco anche di recente a Carpi, di scegliere se «affidarsi al Signore oppure a se stessi». E di «affrontare le tentazioni concrete dell’incredulità, della chiusura e della paura che insidiano il cuore della fede» con l’aiuto del consiglio spirituale del Pontefice: cogliendo «la radice di questo atteggiamento di rifiuto nei confronti della consolazione cristiana», nell’Angelus del 7 dicembre 2014 egli ha rilevato come «tante volte abbiamo paura di essere consolati, anzi, ci sentiamo più sicuri nella tristezza e nella desolazione perché ci sentiamo quasi protagonisti».

Per gli apostoli «la svolta è avvenuta solo quando hanno ricevuto lo Spirito il giorno di Pentecoste: da inconsolabili sono diventati consolatori, da sfiduciati coraggiosi, da timorosi testimoni» ha affermato l’arcivescovo Becciu, facendo notare «un particolare: Gesù ha inviato i discepoli subito dopo averli rimproverati per la loro incredulità». Insomma «la loro poca fede, i loro sbagli e le loro paure non hanno impedito a Gesù di fidarsi e di mandarli: è un grande incoraggiamento anche per noi che constatiamo, come Chiesa e come singoli cristiani, quanto la pochezza della nostra fede abbia aumentato la tiepidezza di molti e ostacolato tanti nell’incontrare Gesù». Ma «ci conforta sapere che Dio crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi e nella forza dello Spirito ci invia a evangelizzare con la vita, a testimoniare non sulla scorta di strategie complesse e articolate, ma sulla forza limpida e umile dell’amore a Dio e al prossimo».

«Per essere buoni evangelizzatori», è il suggerimento del sostituto della Segreteria di Stato, non ci si deve basare «sulle nostre forze», arroccandoci «su ostinate convinzioni umane», ma «lasciarci docilmente plasmare dallo Spirito». E poi, ha aggiunto, l’evangelizzazione è sempre «al plurale». Proprio nella «centralità del Signore» si riconosce lo stile del Rinnovamento nello Spirito Santo: «Ripartite come il primo giorno dall’essenzialità del Vangelo, per una missione ecclesiale che sarà tanto più fruttuosa in quanto aperta alla lode, libera da ogni autoreferenzialità e umilmente volta a costruire comunione».

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