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Liberi e obbedienti

· ​Il Papa chiede ai gesuiti di camminare verso le periferie del mondo per portare misericordia agli scartati e ai crocifissi del nostro tempo ·

«Liberi e obbedienti» per «camminare insieme» verso le «periferie dove gli altri non arrivano». Così Papa Francesco vuole che siano i suoi confratelli della Compagnia di Gesù, i cui delegati sono riuniti dal 2 ottobre a Roma per la trentaseiesima congregazione generale che ha eletto padre Arturo Sosa Abascal nuovo preposito generale. Con loro il Pontefice ha trascorso la mattina di lunedì 24 ottobre, partecipando ai lavori e alla preghiera comune presso la curia generalizia.

Aperto da una citazione di Paolo VI e imbastito su riferimenti al magistero dei Pontefici e all’insegnamento di sant’Ignazio e di figure che hanno segnato la storia della Compagnia — da Pierre Favre a Jerónimo Nadal, da Francisco de Borja a Henri-Marie de Lubac, da Alberto Hurtado a Pedro Arrupe, fino a Michel de Certeau — il discorso del Papa ha delineato un’immagine dinamica e non scontata della missione dei gesuiti. Che, fatto salvo il «necessario e sostanziale», deve puntare a «iniziare processi, ad accompagnarli e a valutare la loro reale incidenza nella vita delle persone», muovendo da quel «fervore dell’azione che scuote gli assonnati» e «si conficca nella carne addormentata della Chiesa».

L’obiettivo è «di fare un passo avanti, togliendo gli impedimenti che il nemico di natura umana ci pone quando, nel servizio di Dio, andiamo salendo di bene in meglio». Obiettivo, che, secondo Francesco, la Compagnia può raggiungere a partire da tre atteggiamenti.

Il primo è quello di «chiedere insistentemente la consolazione» per non perdere mai «la gioia di evangelizzare». Una «buona notizia — ha spiegato il Pontefice — non si può dare con il volto triste». La gioia, dunque, «non è un “di più” decorativo» ma un «chiaro indice della grazia: indica che l’amore è attivo, operante, presente». Ed è proprio questo «che porta la Compagnia ad uscire verso tutte le periferie».

Un secondo passo, poi, è quello di lasciarsi «commuovere dal Signore». Il quale, ha spiegato Francesco, «ci guarda con misericordia e ci sceglie, ci invia per far giungere con tutta la sua efficacia la stessa misericordia ai più poveri, ai peccatori, agli scartati e ai crocifissi del mondo attuale». Verso di loro — ed è il terzo compito suggerito dal Papa — occorre «fare il bene di buon animo, sentendo con la Chiesa» attraverso un attento discernimento e un «modo di procedere» che sia «ecclesiale, inculturato, povero, servizievole, libero da ogni ambizione mondana».

Il discorso del Papa

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21 settembre 2019

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