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Liberi di sognare

· Il Pontefice saluta il treno dei bambini ·

Rappresentano quanto è grande la voglia di correre e di vivere liberi, ma anche di dimenticarsi dei problemi. Un arcobaleno di colori per esprimere quel desiderio più o meno esplicito di volare, di sognare, di coltivare le speranze e le attese dell’età più bella. Con in mano tanti aquiloni colorati a forma di farfalla, duecento bambini corrono sul piazzale antistante l’atrio dell’aula Paolo VI, davanti a Papa Francesco, sabato mattina, 30 maggio. Arrivati direttamente in Vaticano a bordo di un treno speciale, sono figli di detenuti e detenute, provenienti da Bari, da Trani e da Roma: alcuni sono nati in carcere, e poi, compiuti tre anni, sono andati a vivere dai nonni o da parenti, sperimentando la separazione dalla madre.

Ma durante l’incontro con il Papa non c’è spazio per la tristezza. Grida, tanta energia, cappellini rossi che volano via e tutti seduti intorno a Francesco, ad ascoltare le sue parole. Un colloquio a tu per tu, un botta e risposta a più voci, con alcuni momenti di tenerezza, di divertimento, di riflessione.

Per cercare il dialogo, il Pontefice chiede ai bambini se sono stanchi del viaggio e come sia possibile volare con i sogni e cosa si sogna. Francesco spiega che si può sognare tutto quello che si vuole, come andare a trovare il papà, la mamma, la zia, lo zio, il nonno, la nonna, gli amici. Si può volare anche con la fantasia. Se volare è essere liberi, aggiunge, si può volare come le farfalle, gli uccellini. Con questi sogni si può arrivare lontano, addirittura ovunque, fino alla Madonna e al Signore.

Un bambino, un ragazzo, una ragazza che non riesce a sognare — afferma il Papa — è infelice, perché sognare apre le porte della felicità. Invece chi non sogna è chiuso, ha aggiunto, ha il cuore chiuso, come il ghiaccio, come una pietra. C’è sempre il rischio di avere il cuore di pietra, quando non sogniamo, quando non preghiamo, quando non si ascolta la Parola di Dio.

Per questo il Pontefice conclude raccomandando ai bambini di non smettere mai di sognare, mai di ascoltare la parola di Gesù, perché facendolo si diventa grandi, si allarga il cuore e si amano tutti.

Un bambino recita poi una breve poesia: «Amico Gesù». E la preghiera del Padre Nostro conclude il festoso incontro.

A nome di tutti, Riccardo dona al Pontefice un aquilone bianco sul quale è stata dipinta una colomba della pace e Asia regala alcune fotografie scattate durante il viaggio in treno.

L’incontro è stato condotto dal cardinale Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura. Poi è stata la volta di Patrizia Martinez, responsabile del Cortile dei bambini e curatrice dell’iniziativa. Spiegando il significato del tema scelto, quello del «volo», ha assicurato che si può volare con la fantasia, così come si può volare con il treno, perché le rotaie sono come i fili degli aquiloni che uniscono tutte le famiglie.

Il treno giunto in Vaticano è un Etr 600 Frecciargento, messo a disposizione dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, partito di primo mattino dalla stazione di Bari. Ai primi viaggiatori pugliesi si sono poi aggiunti i bambini romani. Tutti sono stati salutati dai cardinali Ravasi e Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e da padre Laurent Mazas, responsabile del Cortile dei gentili. Alla presenza di alcuni dirigenti delle ferrovie italiane, guidati dall’amministratore delegato, Michele Mario Elia, sono stati accolti dal capostazione Antonio Carlino.

È il terzo anno consecutivo che il treno dei bambini arriva in Vaticano per iniziativa del Cortile dei gentili, del dicastero della cultura, in collaborazione con il Gruppo Ferrovie dello Stato. A coadiuvare l’organizzazione del treno 2015 è stato il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, con il sostegno delle case circondariali di Bari, Trani e di Rebibbia. Sul convoglio erano anche circa 150 familiari e accompagnatori, appartenenti ad associazioni che assistono i figli dei detenuti, cappellani delle carceri, operatori e animatori. Per la prima volta, i bambini sono stati accompagnati da un genitore che non è detenuto, oppure dal nonno o dalla nonna, nel caso in cui i due genitori fossero incarcerati.

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