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Liberi dagli idoli

· Alla prima udienza generale dopo la pausa estiva il Papa parla dei comandamenti ·

E ai ministranti ricorda che la via della santità non è fatta per i pigri

René Magritte, «La nascita dell’idolo» (1926)

«Per amare davvero bisogna esseri liberi dagli idoli»: è stata questa la raccomandazione del Papa ai fedeli presenti nell’Aula Paolo vi durante l’udienza generale del 1° agosto.

Riprendendo dopo la pausa estiva del mese di luglio gli incontri settimanali del mercoledì mattina, il Pontefice ha proseguito il ciclo di catechesi sul Decalogo, soffermandosi sul primo comandamento che affronta il tema dell’idolatria. «Una tendenza umana — ha detto — che non risparmia né credenti né atei». Al punto che «si può crescere in una famiglia nominalmente cristiana, ma centrata in realtà su punti di riferimento estranei al vangelo», quelli offerti dal «supermarket degli idoli», che possono essere «oggetti, immagini, idee e ruoli». E attingendo come fa spesso all’esperienza del suo episcopato a Buenos Aires, il Papa ha aggiunto al testo preparato considerazioni su alcuni di questi idoli. Come quando ha ricordato un parco nella capitale argentina «in cui c’erano più di cinquanta tavolini, ciascuno con due sedie», dove la gente si faceva leggere le carte, i tarocchi, per vedere il futuro. «Questa è una idolatria dei nostri tempi», ha commentato. E poiché «gli idoli esigono un culto, dei rituali», si finisce con il prostrarsi a essi. C0sì, mentre nell’antichità «si facevano sacrifici umani agli idoli», oggi «per la carriera si sacrificano i figli, trascurandoli o semplicemente non generandoli». Perché, ha aggiunto, «gli idoli chiedono sangue». E il suo pensiero è andato alle «strutture economiche che sacrificano vite umane per utili maggiori», ma anche alla tendenza a rovinare le famiglie e ad abbandonare i giovani in mano a modelli distruttivi.

Da qui l’esortazione a contrapporre «la concretezza del Dio vero contro la liquidità degli idoli» che viene dal primo comandamento.

E della necessità di porsi dinanzi a Dio «così come si è, senza truccarci, senza travestirsi, con i pregi e i limiti», chiedendogli «come meglio poter servire lui e il prossimo», il Pontefice aveva parlato ai settantamila ministranti riuniti nel pomeriggio di martedì 31 luglio in piazza San Pietro in occasione del loro pellegrinaggio internazionale.

«Ci vuole fatica per fare sempre il bene e diventare santi» aveva riconosciuto rispondendo ad alcune domande dei presenti e ricordando che «la strada per la santità non è per i pigri» ed esortando a essere «ben radicati nell’amicizia con Dio, grati per il suo amore e desiderosi di servire lui» soprattutto attraverso le opere di misericordia.

L'udienza generale

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22 ottobre 2019

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