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Liberati dalla seduzione del denaro

· I religiosi e il voto di povertà ·

Uno dei racconti elaborati dalla moderna immaginazione è quello della ricchezza, ovvero del diventare ricchi. Questa è la meno seducente delle tre narrazioni che mi accingo a prendere in considerazione, ma è anche quella in cui noi religiosi manchiamo più radicalmente al momento di porla in discussione. 

Una volta mi recai a confessare in una scuola a Berkley, California. Mi fu detto che alcuni dei ragazzi non erano cattolici, ma che forse sarebbero venuti da me per ricevere la benedizione. Quando uno di questi bambini mi lasciò io gli dissi: «Recita una preghiera per me», egli immediatamente si voltò e disse: «Caro Dio, per favore, concedi a padre Timothy molti danari, una grande casa e una macchina lussuosa». Ecco il sogno di molta gente.

Il nostro voto di povertà interpella questo mondo fantastico. Esso dovrebbe liberarci dalla sua seduzione. Ogni volta che ho incontrato dei religiosi che vivono una vita semplice confidando nella liberalità di Dio, ho potuto constatare come essi fossero felici e liberi; vivevano nel mondo reale dove le cose devono essere considerate e apprezzate per quello che sono e non per quello che valgono. Essi hanno l’immensa ricchezza di poter godere e di potersi servire di tutto senza la necessità di possedere. Il maestro Eckart, domenicano tedesco del secolo XIV, disse che se «l’unica preghiera che io abbia mai fatto... fu grazie, è sufficiente». Il voto di povertà dovrebbe significare che incarniamo la gratitudine, confidando nel Signore che è il datore di ogni bene. Questo impegno nei confronti della povertà ci pone anche in contatto con la sfida più urgente del nostro tempo: la crescente disuguaglianza tra ricchi e poveri, che sta lacerando sempre più la società. 

 Timothy Radcliffe

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21 novembre 2019

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