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Lì dove i libri valgono più delle armi

· Presentata la Guida ai fondi della Biblioteca vaticana ·

Uno strumento utile e un «atto di generosità» verso gli studiosi ha definito la Guida ai fondi manoscritti, numismatici, a stampa della Biblioteca Vaticana  il cardinale Raffaele Farina, bibliotecario e archivista emerito di Santa Romana Chiesa. «Un lavoro di perfezione, anche se, ovviamente, perfettibile, un gesto  che supera l'istintivo senso di possesso che nasce in chi frequenta abitualmente la biblioteca» ha aggiunto il porporato che da prefetto ha fermamente voluto la monumentale Guida curata da Francesco D'Aiuto e Paolo Vian, durante la presentazione svoltasi nel tardo pomeriggio del 14 giugno e moderata dal viceprefetto Ambrogio M. Piazzoni. In un'Aula vecchia del Sinodo, sede rinascimentale della biblioteca, stracolma di scholars e di altre personalità. Tra loro, il cardinale Jorge María Mejía, anch'egli bibliotecario e archivista emerito,  Mordechay Lewy, ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede, e naturalmente il prefetto della Vaticana, monsignor Cesare Pasini. Una folla di specialisti, anche giovani, che non si è lasciata sfuggire l'occasione di acquistare la Guida offerta a un prezzo speciale e andata rapidamente esaurita: sold out!

Di questa «guida dal volto umano», Giovanna Nicolaj (Università di Roma La Sapienza) ha subito celebrato la grande chiarezza linguistica e architettonica, benché abbia poi preferito raccontare nel suo peraltro vivace e corrusco intervento i "volti" della Vaticana, gli "uomini-metodo", suoi maestri di paleografia e codicologia, e i  colleghi.

«Spesso le biblioteche, nei secoli,  sono state trasformate in caserme» ha aggiunto dal canto suo Tiziana Pesenti (anch'essa della Sapienza) illustrando la storia sui generis della biblioteca dei vescovi di Roma in un intervento impeccabile e ricco di Realien.  «Alla Vaticana è però successo il contrario; nel tempo libri, stampe e raccolte numismatiche hanno progressivamente invaso le stanze dell'armeria, della scuderia e della Guardia nobile».

«Un'impresa titanica» ha definito l'opera il bizantinista Carlo Maria Mazzucchi (Università Cattolica del Sacro Cuore), che l'ha   paragonata per mole e difficoltà all'enciclopedia storica suddivisa in 53 capitoli raccolta per ordine dell'imperatore Costantino VII Porfirogenito nel X secolo, «voluta e scritta in italiano, una scelta non scontata di questi tempi». E, soprattutto, cartacea, non digitale, ha precisato lo studioso, che non ama lavorare con quella che definisce «poltiglia elettrica». La durata dei supporti informatici,  in effetti, non ha ancora passato l'esame della storia, ma proprio per questo avventurarvisi non è molto prudente, come testimonia l'incauta profezia di un pur straordinario direttore di un importante quotidiano italiano: «Internet? Al massimo un trafiletto. È una moda passeggera. Tra un po' non ne sentiremo più parlare».

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