Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’Fbi indaga

· Al vaglio i rapporti tra il Cremlino e lo staff di Trump ·

L’Fbi sta indagando su presunti contatti tra lo staff del presidente Donald Trump e il Cremlino. Nel corso di un’audizione di fronte alla commissione intelligence del Congresso, il direttore del Bureau, James Comey, ha reso noto che «sono in corso indagini su possibili collegamenti tra lo staff della campagna di Trump e le interferenze della Russia nel processo elettorale». 

La Casa Bianca  (Afp)

È la prima volta che Comey conferma pubblicamente queste attività. «L’indagine è cominciata nel luglio 2016 e si concentra anche sulla natura di un qualsiasi tipo di legame tra individui associati all’organizzazione elettorale di Trump e il governo russo. L’Fbi sta verificando se ci sia stato un coordinamento tra la campagna di Trump e le manovre russe». Un’influenza sul voto di novembre c’è stata, dunque. Si tratta ora di capire quanto e come Trump e il Cremlino siano implicati in essa. «I russi hanno avuto successo — ha spiegato Comey — e torneranno a ripetere la manovra nel 2018, e forse nel 2020», elezioni di midterm e presidenziali. Resta da capire l’entità e le modalità delle operazioni di sabotaggio: se si sia trattato di un attacco informatico generale di vasta portata e coordinato dal Cremlino, oppure se sia stato soltanto un insieme di atti isolati che non ha avuto alla fine un’incidenza rilevante sull’esito della consultazione. In ogni caso, i russi hanno realizzato «la manovra coperta più efficace di sempre», seminando «caos e discordia» negli Stati Uniti. Anche la Nsa (National Security Agency) sta portando avanti un’inchiesta e afferma che simili azioni russe sarebbero in corso anche in Europa. Il capo dell’agenzia, l’ammiraglio Michael Rogers, seduto ieri accanto a Comey, ha dichiarato: «Quel che i russi hanno fatto nel 2016 da noi, fanno ora in Europa», usando disinformazione, leaks, hackeraggio e guerra informatica nelle elezioni in Francia e in Germania. C’è poi un altro delicato punto toccato nel corso dell'audizione. Comey ha escluso che l’ex capo della Casa Bianca, Barack Obama, abbia mai dato ordine di intercettare i telefoni di Trump.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 febbraio 2018

NOTIZIE CORRELATE