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A lezione di ebraico

· Il Papa e il rabbino ·

L’amicizia tra Alessandro Elishà da Fano e Achille Ratti

 

Due lettere - conservate presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e datate l’una 21 luglio 1908, l’altra 10 aprile 1909 - costituiscono le prime prove accertate di un’amicizia a oggi sconosciuta, ma che segna invece una pagina importante nei rapporti tra ebraismo e Chiesa cattolica nel Novecento. È l’amicizia tra il rabbino Alessandro Elishà da Fano, una delle figure più importanti dell’ebraismo italiano di primo Novecento, e Achille Ratti, futuro Pio XI.

 

Destinato a durare tutta la vita, il rapporto di stima e amicizia tra il rabbino da Fano e monsignor Achille Ratti (allora Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e professore presso il locale seminario) iniziò nella dialettica tra alunno e docente. Da Fano fu infatti l’insegnante di lingua ebraica di Ratti. E anche all’infuori delle ore di lezione, Ratti amava intrattenersi nei locali dell’Ambrosiana o nella sede del rabbinato con il rabbino da Fano a discutere di grandi questioni religiose e culturali. La stima era veramente profonda: il futuro Papa fu il primo professore di seminario a portare i propri allievi in sinagoga ad ascoltare le lezioni del rabbino di Milano.

 

Il legame speciale tra i due continuò anche dopo l’elezione di Ratti al soglio pontificio. In una visita di Mussolini avvenuta l’11 febbraio 1932 è lo stesso Pio XI a informare il duce: «Sono stato anche scolaro del rabbino di Milano, da Fano, quando volli penetrare certe “nuances” della lingua ebraica». Giunto a Roma, Pio XI ricevette in Vaticano più volte il suo vecchio maestro e amico. Giotti da Fano, nipote del rabbino, ricorda che nell'udienza del 1935 (prima dunque della promulgazione delle leggi razziali), quando da Fano richiese di incontrare il Papa per ottenere il suo ausilio al fine di scongiurare provvedimenti antiebraici, Pio XI si espresse all’incirca così: «Fino a che siederò sulla Cattedra di Pietro non potrà accadere nulla agli ebrei italiani». Parole che trovano conferma nella famosa critica interlocuzione che Pio xi rivolse a Mussolini in seguito al varo delle leggi razziali nel 1938: «Spiritualmente siamo tutti semiti». Purtroppo però Pio xi non potrà mantenere la parola data perché morirà il 10 febbraio 1939.

 

Giotti da Fano ricorda anche come al termine di quello che fu l’ultimo incontro tra Pio xi e suo nonno avvenne un gesto che ha dell’incredibile: dopo l’abbraccio commosso tra loro, prima il rabbino da Fano impose le sue mani sulla testa del Papa benedicendolo con la benedizione sacerdotale, quindi il Papa impose le sue mani sul capo del rabbino da Fano benedicendolo. Un duplice gesto storico, impensabile prima del concilio e di Nostra aetate. Gesto che sarebbe stato ripetuto successivamente solo da due insigni personalità di levatura mondiale del mondo cristiano e del mondo ebraico: Carlo Maria Martini e il rabbino Giuseppe Laras.

di David Sciunnach

 

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18 febbraio 2020

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