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A lezione
dai mendicanti

La società calvinista ebbe inevitabilmente un impatto sui suoi dipinti: da un lato i calvinisti furono la causa della totale assenza di commissioni di grandi pale d’altare, mentre d’altro canto Rembrandt dipinse i loro ritratti tra i distinti cittadini di Amsterdam, dal momento che ritrasse seguaci di ogni fede e di ogni confessione religiosa. Il ritratto dei famosi Sindaci dei drappieri di Amsterdam, i “Staalmeesters”, ne è un esempio emblematico: due su cinque erano cattolici, uno mennonita, uno rimostrante e il presidente era calvinista.

«Mendicante con una gamba di legno» (1630)

Rembrandt inoltre amava il lusso, che fece rifulgere tra gli altri e forse in modo più rimarchevole nelle sue creazioni di gusto orientale, lasciando fluttuare la propria fantasia con grande magnificenza. Ad ogni modo non c’è alcun solido indizio che dimostri che i fondamentali mutamenti religiosi di quei giorni abbiano avuto un impatto su di lui. Vi era senz’altro esposto per via della madre di origine cattolica e del padre calvinista e ne era certamente toccato nelle sue relazioni con le donne. Che si trattasse di una decisione consapevole o di una mera coincidenza, le acqueforti di Rembrandt erano generate proprio dalle miserie delle calamità belliche. Le stampe prodotte dall’incisore francese Jacques Callot, mostrano tutto il suo virtuosismo nel calare intensamente lo spettatore nei disastri della guerra dei Trent’Anni; furono esattamente quelle stampe ad attrarre il giovane artista. Fu proprio la serie estremamente esplicita e scioccante delle Miserie della Guerra di Callot, che catturavano scene che il suo giovane collega olandese non aveva mai sperimentato personalmente in nessun luogo, a stimolare quest’ultimo a impegnarsi in questa tecnica tanto da divenirne alla fine uno dei maggiori protagonisti.
Mentre nel suo corpus grafico Rembrandt ha rappresentato tutti i soggetti che compaiono anche nei suoi dipinti, ovvero ritratti, autoritratti, paesaggi, soggetti mitologici, soggetti di iconografia religiosa eccetera., le sue raffigurazioni focalizzate su poveri e mendicanti non entrarono mai nelle sue opere dipinte.
Anche Callot nelle sue incisioni si soffermò su questo particolare tema, che affascinò il giovane Rembrandt fin dalle sue prime acqueforti. Mendicanti, poveri e storpi appaiono nel contesto di iconografie particolari come Il ritorno del figliol prodigo, Pietro e Giovanni alle porte del Tempio, ma Rembrandt rende queste persone un soggetto a sé, facendole addirittura parlare con l’aggiunta di una parola accanto alle figure. Si è discusso molto se Rembrandt segua la tradizione medievale moralista o persino sprezzante.
Siccome manca una prova esplicita, si è avanzata l’idea che egli potesse seguire un concetto, trovato nei commenti di Lutero al vangelo di san Giovanni: «Siamo mendicanti in terra (come fu Cristo stesso)». In brevi scene di genere come I suonatori ambulanti, Il cacciatore di topi, o Mendicanti che ricevono l’elemosina sulla porta di una casa. Rembrandt chiaramente andò oltre la tradizione medievale, e le sue stampe illustrano con grande sottigliezza il ruolo e comportamento del povero nella vita di tutti i giorni.
I calvinisti avevano scelto per il proprio nuovo movimento politico il nome di “Geuzen”, dalla parola francese per mendicanti, les gueux. Nel 1566 formarono un gruppo con questo nome, che iniziò la rivolta contro Filippo ii di Spagna e il suo regime cattolico nei Paesi Bassi. L’attività di esso portò infine alle sette province unite della Repubblica neerlandese con la sua società protestante e una tolleranza religiosa quasi generale.
Le sue acqueforti ammirate resero Rembrandt famoso in tutta Europa, come confermano tra gli altri il Guercino e Filippo Baldinucci dalla lontana Italia. Attraverso l’ampia gamma della sua produzione iconografica religiosa e dei suoi mendicanti, insieme ai paesaggi, alle scene mitologiche e ai ritratti, Rembrandt convogliò le nozioni derivategli dalle sue origini olandesi al di là del suo ambiente personale, prima a Leida e poi ad Amsterdam, in un mondo che gli era alieno ma che era attratto dalla sua arte e da ciò che essa rappresentava.
Con la sua luce, che fosse in bianco e nero o a colori, Rembrandt crea una intimità all’interno dei suoi quadri, alla quale lo spettatore ha accesso solo tramite la contemplazione. L’immaginazione di Rembrandt è una inesauribile fonte di variazioni dal suo Le tre croci sotto il loro cono di luce proveniente dall’alto, al suo Cristo che predica, risplendente dal di dentro nella La stampa dei cento fiorini o al suo Faust, sorpreso da una apparizione luminosa davanti alla finestra, luce davanti alla luce, o al suo fulgido Busto di uomo anziano con turbante nell’omonimo dipinto.
Oggi, dal nostro tempo agitato, siamo forse particolarmente inclini a riflettere su Rembrandt e sui contrasti del suo tempo. Il nostro mondo imperniato sugli affari è lacerato dal terrore e dai conflitti armati, religiosi a quanto si dice, e le operazioni militari sono ancora allontanate in paesi stranieri. Questa situazione sta generando rifugiati e poveri, e il nostro enclave europeo postbellico inizia a vacillare e a dimenticare la lezione del xx secolo. Mentre la vitalità vigorosa della persona di Rembrandt può ancora essere colta, la storia ha oscurato l’opinione del grande maestro sulla prospettiva politica del suo tempo o anche la semplice consapevolezza di una sua riflessione al riguardo. La sua arte è ispirata da un approccio non intellettuale ma estetico.

Le conseguenze e i contrasti generati dalla Riforma hanno sconvolto l’Europa per secoli. Volevamo organizzare questa mostra come un monito che, proprio come la Riforma, l’attuale prospettiva ecumenica nel suo senso più vasto abbia inevitabilmente ancora una volta una dimensione europea o — come piuttosto diremmo oggi — una dimensione globale. Sotto queste prerogative abbiamo unito i nostri sforzi da diversi paesi e istituzioni, per dare un segno e riflettere su queste prerogative attraverso le straordinarie immagini di Rembrandt, che non sono sempre necessariamente belle, ma che rappresentano ancora oggi una sfida.

di Arnold Nesselrath

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20 ottobre 2019

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