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L’ex procuratore
denuncia il colpo di stato

· Nuove sanzioni statunitensi al Venezuela ·

Dopo «gli ultimi atti di forza» del presidente Nicolás Maduro in Venezuela siamo «ormai davanti a un nuovo governo de facto, che segue a un golpe contro la costituzione, contro le leggi e la nostra forma di stato». A denunciarlo è l’ex procuratore generale, Luisa Ortega Díaz, rimossa dal suo incarico nella prima iniziativa dell’assemblea costituente che ha esautorato il parlamento dove l’opposizione ha la maggioranza.

Ortega Díaz ha lanciato gravi accuse sostenendo che i morti nelle manifestazioni dell’opposizione sono almeno 128 e che in almeno il 25 per cento dei casi esiste una «responsabilità diretta delle forze di sicurezza».

Le dichiarazioni hanno coinciso con la notizia delle nuove sanzioni comminate dal Dipartimento di stato degli Stati Uniti nei confronti di alcune persone direttamente legate al chavismo. In particolare il provvedimento riguarda otto politici collegati all’assemblea costituente, tra i quali anche il fratello del defunto presidente Hugo Chávez. Adán Chávez, ministro della cultura e membro della commissione presidenziale per l’assemblea costituente, è infatti nel gruppo di esponenti politici a cui sono stati congelati i beni in territorio statunitense. Le misure adottate dalla Casa Bianca vietano inoltre ai cittadini statunitensi di intraprendere qualsiasi tipo di affare commerciale con le persone colpite dalle sanzioni. Lo stesso tipo di provvedimenti erano scattati la settimana scorsa per il presidente Maduro.

L’opposizione interna, rafforzata dalla solidarietà internazionale, ha convocato una riunione del parlamento presieduto dall’antichavista Julio Borge. Questi ha manifestato gratitudine ai paesi americani che hanno approvato a Lima una dichiarazione nella quale hanno respinto e dichiarato illegittima la costituente ed espresso il loro appoggio al potere legislativo legittimamente eletto.

Al vertice di Lima si è contrapposta nelle ore successive una riunione dell’Alleanza bolivariana dei popoli (Alba) nella quale Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, El Salvador, Suriname e alcune piccole nazioni dei Caraibi hanno dato il loro appoggio al governo di Caracas. Maduro ha approfittato dell’occasione per proporre «un grande dialogo regionale», allo scopo di «restituire al nostro paese il rispetto che ci è dovuto», suggerendo inoltre la possibilità di un «vertice della riunificazione continentale» che la Comunità degli stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac) potrebbe convocare in El Salvador.

Sul fronte politico interno le opposizioni hanno annunciato che parteciperanno alle elezioni amministrative del dicembre prossimo.

Secondo l’opposizione, presentarsi al voto metterà sotto pressione il governo che ha annunciato lo svolgimento di libere consultazioni il prossimo 10 dicembre per la scelta dei governatori locali. 

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