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L'Europa vuole tassare le banche

· L'iniziativa sarà discussa al vertice del g20 in Canada ·

I leader della Ue dicono sì a una tassa sulle banche. Spetterà alla Commissione Ue il compito di approfondire i dettagli entro ottobre. La proposta sarà portata al tavolo del g20 della prossima settimana, insieme a  quella di sondare la possibilità di una tassa globale sulle transazioni finanziarie. A sostenere l'iniziativa è stata soprattutto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy.

L'entità della tassa alle banche sarà stabilita da ciascun Governo nazionale. Ma non è l'unica novità: sull’onda della decisione già presa in Spagna, i leader della Ue hanno concordato una misura per ridare credibilità al sistema, e cioè la pubblicazione dei risultati degli stress test che in tutta Europa le autorità di vigilanza stanno compiendo su ventisei grandi gruppi bancari per testarne la solidità e la resistenza agli shock. L’impegno preso nelle conclusioni del vertice è quello di rendere noti tutti i dati «al massimo nella seconda metà di luglio». Si chiede poi alla Commissione europea di accelerare sul fronte della riforma del  sistema finanziario mettendo presto in campo misure adeguate sulle vendite allo scoperto e sugli swap.

La preoccupazione principale dei leader è quella di procedere speditamente e con determinazione sul fronte  del risanamento delle finanze pubbliche, soprattutto per arginare l’impennata del debito pubblico. Questo, tuttavia, senza «soffocare la crescita», come ha ribadito il presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso. I Ventisette salutano quindi con soddisfazione le manovre taglia-deficit  decise dai vari Governi. E sottolineano che «tutti Gli Stati  membri sono pronti, se necessario, a prendere misure aggiuntive  per accelerare il risanamento». Sullo sfondo — dicono gli analisti — ci sono le preoccupazioni per il caso della Spagna e del  Portogallo col timore che dopo la Grecia si possa davvero aprire un nuovo fronte in grado di mettere a rischio la  stabilità della zona euro.

Anche se al vertice non se ne è discusso e il presidente del Governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, ha parlato di «voci totalmente infondate» sui rischi per il suo Paese. È proprio per evitare che in futuro si verifichino emergenze del genere che i Ventisette spingono per una rapida riforma del Patto di stabilità.

Barroso ha annunciato che ci sarà  un'accelerazione, con le prime proposte che arriveranno il 30  giugno e le altre entro la fine di ottobre. Proposte su come rafforzare il coordinamento delle politiche economiche e di bilancio e la vigilanza preventiva su manovre e riforme strutturali. Prevedendo anche un sistema di sanzioni per i Paesi  non virtuosi. «Nell’ambito della sorveglianza sul bilancio — si legge nelle  conclusioni — un ruolo molto più importante sarà dato ai  livelli ed evoluzioni del debito e alla sostenibilità  complessiva». E il concetto di «sostenibilità complessiva», ha spiegato il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, comprende anche quello di debito privato. Questo, in pratica, non diventerà un nuovo parametro del Patto Ue, ma sarà uno dei fattori  rilevanti in base ai quali Bruxelles dovrà giudicare un Paese in deficit eccessivo, insieme agli indicatori sulla  competitività, sulla produttività o sulle passività delle  banche.

I fari sono tutti puntati su Madrid, che ha appena varato due duri pacchetti antideficit da 65 miliardi in tre anni e una criticata riforma del mercato del lavoro. Il Governo di Rodríguez Zapatero incassa notizie positive e vede allentarsi la pressione dei mercati. Ieri il Tesoro iberico ha collocato 3,5 miliardi di bond grazie a una richiesta molto forte che ha agito come balsamo sul mercato secondario, contribuendo a far scendere gli spread con i buoni tedeschi da 237 a 217, anche se gli interessi  pagati rimangono alti.

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26 agosto 2019

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