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L'Europa non deve abbandonare i cristiani del Medio Oriente

· Il rapporto approvato a Strasburgo ·

L’Europa deve agire in maniera più determinata, concreta ed efficace in difesa dei cristiani in Medio Oriente. È questo il messaggio principale lanciato ieri dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa con l’approvazione a larghissima maggioranza — 125 voti favorevoli, 22 contrari — della risoluzione presentata dal parlamentare italiano Luca Volontè (Udc-Ppe). Nel documento si chiede al Consiglio d’Europa e all’Unione europea un più attento e puntuale monitoraggio della situazione, nonché l’elaborazione di una strategia per il rafforzamento della libertà religiosa che preveda misure da adottare contro quei Paesi che volutamente non proteggono le comunità. Ai Governi degli Stati membri del Consiglio d’Europa viene poi chiesto di includere nei propri accordi bilaterali una «clausola della democrazia» e di tenere in considerazione la situazione dei cristiani e di altre comunità religiose. Il documento approvato a Strasburgo potrà servire da base ispiratrice per la discussione per i ministri degli Esteri dell'Unione europea che si riuniranno lunedì 31 gennaio a Bruxelles.

L’Assemblea — ricordando il caso di Asia Bibi e condannando i tragici eventi che hanno recentemente colpito le comunità cristiane in Iraq e in Egitto — lancia un fermo appello ai Paesi del Medio Oriente perché condannino inequivocabilmente non solo gli attacchi ma ogni tipo di violenza, discriminazione e intolleranza basata su motivi religiosi. Si chiede inoltre agli Stati mediorientali di promuovere un'educazione positiva sulle religioni, incluse le minoranze cristiane, e di promuovere attivamente le iniziative di dialogo.

Nel rapporto c’è poi un paragrafo dedicato alla Turchia. In questo passaggio si chiede alle autorità di Ankara di fare piena luce su quanto avvenuto a Cipro Nord il 25 dicembre scorso, quando, in circostanze ancora non chiare, è stata interrotta la celebrazione della messa del giorno di Natale nei villaggi di Rizokarpaso e di Ayia Triada. Va ricordato che la delegazione turca in sede di approvazione ha espresso voto contrario.

Il rapporto elaborato da Volontè evidenzia come l'intolleranza e la violenza contro i cristiani stiano aumentando in modo sensibile: il 75 per cento delle vittime della violenza a sfondo religioso nel mondo sono infatti cristiani. Circa 200 milioni di persone sono attualmente perseguitate a motivo della loro fede. Tra questi vengono ricordati i cristiani dello Stato indiano dell'Orissa dove, tra il dicembre del 2007 e l'agosto del 2008, sono stati attaccati oltre 300 villaggi, uccise più di 90 persone e 11.000 famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Nel 2009 e nel 2010 chiese cristiane sono state attaccate in almeno altri 5 Stati indiani e lo scorso 2 gennaio un pastore protestante è stato selvaggiamente picchiato da estremisti hindu a Davanagere, nel Karnataka. Violenze contro i cristiani sono ripetutamente segnalate anche in Pakistan — dove Asia Bibi è stata condannata a morte per blasfemia e il governatore del Punjab è stato ucciso per essersi pronunciato contro la legge sulla blasfemia — e in molti altri Paesi quali il Vietnam, le Filippine e la Nigeria.

Particolarmente allarmante è però la situazione in Medio Oriente. A dimostrarlo sono drammatici fatti di cronaca come quello avvenuto a Baghdad il 31 ottobre 2010 (quando un attacco contro la cattedrale siro-cattolica ha causato la morte di 58 fedeli e il ferimento di altri 75), e come quello di Alessandria d'Egitto dove, il primo gennaio di quest'anno, un attentato suicida contro una chiesa copta ha ucciso 21 persone e ne ha ferite 79. Di fronte a questa situazione il documento approvato a Strasburgo ricorda come l'Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, riunita in Vaticano nell'ottobre del 2010, abbia espresso la necessità di rispondere efficacemente alla difficile situazione dei cristiani nella regione e soprattutto in Iraq.

Viene inoltre sottolineato come Benedetto XVI abbia fermamente condannato gli attacchi di Baghdad e di Alessandria d'Egitto.

Ricorda infine il rapporto che le comunità cristiane in Medio Oriente esistono da duemila anni. Non sono costituite da immigrati, espatriati o da convertiti, ma da persone che hanno abitato per secoli quei luoghi. A partire dal XX secolo hanno fatto però registrare un netto declino, motivato non solo dalla scarsa natalità o dall'emigrazione, ma anche dalle persecuzioni. Eppure — come si sottolinea all'inizio del documento — la coesistenza di gruppi religiosi è segno di pluralismo e di un ambiente favorevole allo sviluppo della democrazia e dei diritti umani.

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