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L’Europa fa quadrato

· Raggiunto a Bruxelles un accordo per salvare la Grecia ·

Nel momento della verità l’Europa ritrova la strada della coesione e invia ai mercati un segnale rassicurante. Il vertice dei leader dell’Eurozona, ieri, ha raggiunto un accordo per salvare la Grecia: una cura da complessivi 160 miliardi. L’intesa Parigi-Berlino ha dettato i tempi di un’accordo più politico che economico. Ma la mossa decisiva non c’è stata: la proposta degli Eurobond — quella che tanti economisti considerano il principale passo verso un’autentica unione fiscale — è rimasta sul tavolo.

I leader della zona dell’euro hanno siglato un’intesa su un mix di misure per evitare il contagio della crisi del debito. Oltre al prestito di 110 miliardi di euro concesso ad Atene lo scorso anno da Ue e Fmi, è stato varato un nuovo piano di aiuti per 109 miliardi di euro. Previsto il coinvolgimento dei privati, come chiesto dal Governo tedesco: ciò significa che anche il settore bancario (fondi assicurativi e fondi di pensione) parteciperà agli sforzi di salvataggio su base volontaria. L’importo totale di una simile operazione dovrebbe aggirarsi sui 37 miliardi di euro entro il 2014. Entro il 2020, il totale stimato è di 135 miliardi.

La partecipazione dei privati è la parte del piano che potrebbe fare scattare il giudizio di «default selettivo e parziale» da parte delle agenzie di rating: viene infatti modificato il contratto stipulato provocando una perdita. Per eludere tale possibilità, l’accordo prevede che siano gli Stati membri a dare alla Banca centrale europea (Bce) le garanzie necessarie, attraverso il fondo salva-Stati (Efsf) creato nel 2010 per prestare soldi a Irlanda e Portogallo. Per alcuni giorni di default selettivo si stimano necessarie garanzie tra i venti e i trenta miliardi di euro.

Un’altra importante misura approvata nel vertice di Bruxelles è l’aumento della flessibilità del fondo salva-Stati, che potrà intervenire per finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie con prestiti ai Governi, anche non coperti da programma di aiuti, e acquistare il debito dei Paesi in difficoltà sul mercato. Ciò potrà essere fatto solo se la Bce considererà l’esistenza di circostanze eccezionali e con l’unanimità dei Governi. L’intervento dell’Efsf sul mercato (per il quale sarà necessario una modifica dello statuto del fondo stesso) consentirà di dare sollievo alle banche che hanno in portafoglio titoli deprezzati dei Paesi in crisi. Secondo gli osservatori, si tratta di un primo passo verso la creazione di Eurobond.

I leader dell’Eurozona hanno inoltre stabilito che la durata dei prestiti ai Paesi in difficoltà, come la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda, sarà portata da 7,5 a quindici anni. Contemporaneamente, il tasso d’interesse richiesto sarà ridotto dal 4,5-5,8 per cento attuale a circa il 3,5 per cento. L’obiettivo è di favorire la crescita della Grecia attraverso un uso rivisto dei fondi strutturali europei per un miliardo di euro. Tutto questo, in vista di una grande riforma della governance economica Ue.

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