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L’Europa e la sfida del clima

· Strasburgo ratifica l’accordo di Parigi ·

Il Parlamento europeo ha ratificato l’accordo sul clima, raggiunto a Parigi a dicembre 2015. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, presente in aula ha parlato di «possibile passo storico», congratulandosi con l’Ue per il «ruolo guida». 

L’aula dell’Europarlamento

Dopo il pronunciamento della plenaria, i rappresentanti dell’Unione europea potranno consegnare gli «strumenti di ratifica», previsti dall’accordo, alle Nazioni Unite, a New York, il 5 o il 6 ottobre, in tempo utile per poter partecipare alla riunione definita Cop22 in programma a Marrakesh, in Marocco, dal 7 al 18 novembre. Potranno farlo anche Cina e Stati Uniti che hanno ratificato l’intesa il 3 settembre e l’India che lo ha fatto ieri. A Marrakesh i Paesi firmatari dell’accordo si riuniranno per stabilire come muoversi in concreto. I ministri dei vari paesi saranno chiamati ad approvare all’unanimità i passi concreti studiati per fare di più per la tutela del clima. Da solo, il vecchio continente rappresenta circa il 12 per cento dei gas serra rilasciati in atmosfera a livello mondiale. Conclusa solo nove mesi fa, l’intesa può entrare in vigore se vengono soddisfatte due condizioni: la ratifica da parte di almeno 55 paesi che rappresentino almeno il 55 per cento delle emissioni.

Alla Cop21, cioè la conferenza di Parigi, 195 Stati si sono accordati per mantenere l’aumento della temperatura terrestre «ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali», con l’impegno di «portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi». I Paesi firmatari hanno anche deciso di mettere fine il prima possibile all’aumento delle emissioni di gas serra e arrivare nella seconda parte del secolo a una situazione in cui la produzione di nuovi gas che hanno effetti sul clima sarà abbastanza bassa da essere assorbita naturalmente dall’ambiente.

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20 settembre 2019

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