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L'Europa del rigore balla da sola

· Berlino, Parigi e Londra annunciano una tassa sulle transazioni finanziarie nonostante lo scetticismo di altri Paesi del g20 ·

Francia, Germania e Gran Bretagna vanno avanti da sole e annunciano, in un comunicato congiunto, di voler introdurre una tassa sulle banche per coprire i costi di future possibili crisi finanziarie. E chiedono ai Paesi del g20 di muoversi nella stessa direzione. Ma le tensioni ci sono, eccome. Fortemente contrari alla misura sono il Giappone, la Russia e il Brasile. Ancor più netta la posizione dell'India. Ma il vero capo degli oppositori è il Canada. Tutti Paesi, dicono gli esperti, i cui sistemi bancari sono usciti indenni dalla crisi e dove non sono stati necessari salvataggi con soldi pubblici. Non si vede quindi la necessità di punire la finanza. D'accordo con la tassa, invece, è l'Fmi di Dominique Strauss-Kahn.

Berlino, Londra e Parigi sono sulla stessa linea anche sul fronte del risanamento di bilancio: il cancelliere tedesco, Angela Merkel, difende il suo piano di austerità, mentre il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, annuncia una finanziaria di «lacrime e sangue», la più dura dalla seconda guerra mondiale. Parigi si prepara a varare tagli per cento miliardi di euro allo scopo di centrare l’obiettivo di riportare il deficit in linea con i parametri europei entro il 2013. Ieri, dopo i colloqui con Merkel e il presidente del Governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, Obama ha parlato con il premier britannico, David Cameron, che lo ha aggiornato sulla legge di bilancio. Obama e Cameron — riferiscono le autorità britanniche — si sono detti d’accordo sulla necessità della crescita e del risanamentio del bilancio, con Cameron che ha definito l’incontro del g20 «vitale per cementare la ripresa economica».

A Toronto l'Europa terrà il punto sui conti pubblici. Se — secondo fonti tedesche — la tassa sulle banche rappresenta una sorta di test per l’unità del g20, all’orizzonte sembra profilarsi anche una guerra sulla spesa, così come la definisce il «Wall Street Journal». Da Berlino smorzano i toni sul tanto temuto braccio di ferro tra Merkel e il presidente Obama. I due sono d’accordo — assicurano a Berlino — sulle strategie adotatte dai diversi Paesi per uscire dalla crisi. Restano però ancora dei punti interrogativi molto seri, soprattutto a causa delle perplessità di Washington, secondo cui un eccesso di rigore potrebbe compromettere lo slancio della ripresa.

Su questo aspetto è intervenuto proprio ieri il cancelliere Merkel: il pacchetto di austerità non frenerà la crescita. E i dati gli stanno dando ragione: l’indice che misura il clima di fiducia delle imprese tedesche, misurato dall’istituto Ifo, a giugno è salito a sorpresa a 101,8 punti da 101,5 del mese precedente. Gli economisti — secondo la Bloomberg — si attendevano un calo a 101,2. Per il momento, ha detto Merkel, la priorità di Berlino è la riduzione del deficit. Se la Germania risparmierà in modo intelligente — ha assicurato il cancelliere — «riuscirà a generare crescita e occupazione». Il Governo ha varato lo scorso sette giugno una manovra finanziaria da oltre 80 miliardi di euro per il periodo 2011-2014. Dalla tassa sulle banche Londra si attende entrate per circa due miliardi di sterline. È questo uno dei punti essenziali di una Finanziaria «dura ma giusta», come l'ha definita il cancelliere dello Scacchiere Osborne. «Un percorso inevitabile», insomma, che prevede l'innalzamento dell'iva (dal 17,5 al 20 per cento) e il taglio dell'imposta sulle imprese. Quest'ultima nei prossimi quattro anni verrà ridotta di un punto all'anno (attualmente è al 28 per cento). Gli stipendi dei dipendenti pubblici saranno congelati per due anni. Riduzioni anche per i ministri.

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