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​L’Europa chiamata a decidere
su profughi e migranti

· Incontro dei ministri degli Interni dell’Ue all’indomani dell’ennesima tragedia consumatasi nell’Egeo ·

Il Consiglio dei ministri dell’Interno dell’Unione europea si riunisce questo pomeriggio a Bruxelles per decidere misure comuni sulla questione dell’aumentato afflusso di profughi e migranti, che ogni giorno fa registrare nuove tragedie.

Profughi siriani e afghani scampati al naufragio nell’Egeo (Reuter)

 L’ultima si è consumata ieri nell’Egeo orientale, dove un’imbarcazione carica di profughi siriani si è rovesciata davanti alle coste dell’isola greca di Farmakonissi, a una quindicina di chilometri dall’arcipelago turco del Dodecaneso. I morti accertati nel naufragio sono trentaquattro, compresi quattro neonati e altri undici bambini. Il nodo cruciale da sciogliere oggi a Bruxelles è quello delle quote obbligatorie di ricollocazione dei profughi, previste nel pacchetto di proposte presentate dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il 9 settembre. Gli ambasciatori dei ventotto Paesi si sono riuniti anche stamani, per tentate di arrivare al Consiglio con un «testo di conclusioni» chiuso. Ma fonti a Bruxelles citate dalle agenzie di stampa spiegano che per ora non è stato trovato l’accordo e saranno i ministri a decidere. Nella bozza circolata nelle ultime ore, secondo indiscrezioni, non ci sarebbero elementi di obbligatorietà. Già nel fine settimana, del resto, fonti diplomatiche avevano detto che si sarebbe evitato di parlare di quote obbligatorie per ottenere l’assenso di più Paesi. Le fonti in questione sostengono che la bozza rinvia la decisione al prossimo Consiglio dei ministri degli Interni, l’8 e 9 ottobre, e si dovrà considerare una certa «flessibilità» nell’assegnazione delle quote. Ad aver espresso a più riprese una netta opposizione alle quote obbligatorie sono Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, che ha peraltro in parte ammorbidito la posizione nei giorni scorsi. La Finlandia ha invece spiegato che avrebbe partecipato allo schema di ricollocamento dei profughi, ma «su base volontaria», contestando cioè anch’essa l’obbligatorietà. 

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