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L’Europa
che non vuole i migranti

· ​Nuove polemiche mentre proseguono gli sbarchi ·

Proteste, accuse e moniti, ma poche soluzioni. Il nodo dell’immigrazione continua a far discutere un’Europa in cerca di idee. E intanto, in questo fine settimana sono state soccorse migliaia di persone alla deriva nel Mediterraneo. Manca una strategia comune. 

A sottolinearlo, ancora una volta, ci ha pensato il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Matteo Renzi, dal g7 in Baviera. Le proposte della Commissione Juncker — ha detto Renzi — «sono largamente insufficienti: è un primo passo, ma ancora non ci siamo. Sui migranti servono regole per non lasciare l’Italia da sola». E su questo «stiamo cercando di coinvolgere i nostri partner europei» nel senso della massima responsabilità.

La linea politica italiana, tuttavia, potrebbe essere ostacolata da nuove polemiche interne. Per questo Renzi non ha mancato di definire «demagogica» la discutibile — e secondo alcuni strumentale — presa di posizione del governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che ha chiuso le porte ai migranti, diffidando i Comuni della sua regione dall’accoglierne di nuovi, con la minaccia di un taglio dei fondi. Maroni ha spiegato di avere in agenda un incontro con i governatori di Liguria e Veneto, Giovanni Toti e Luca Zaia, per «fare fronte comune».
Sulla vicenda è intervenuto oggi Guerino Di Tora, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei, che ha parlato di «una negativa indicazione di credibilità dell’Italia». In questo momento — ha aggiunto — «forse sarebbe preferibile da parte delle Regioni sostenere i Comuni, soprattutto gli oltre 7500 che non hanno ancora dato un segno concreto di accoglienza, alimentando un solida e diffusa struttura di accoglienza». In una dichiarazione all’agenzia Sir, Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione della Caritas italiana, ha detto che «non è il momento per fare dei migranti un tema di scontro politico: ci attendevamo solidarietà». 

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23 agosto 2019

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