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L’Europa in cerca di risposte

· Di fronte alle troppe tragedie dell’immigrazione ·

Si lavora a vari livelli, tra Bruxelles, l'alto commissariato Onu per i Rifugiati e il Governo egiziano, per verificare quanto realmente accaduto nel naufragio nel Mediterraneo reso pubblico lunedì. 

Una giovane nella sua abitazione di fortuna nel campo profughi di Idomeni (Afp)

Certa la perdita di 200 vite umane ma alcuni sopravvissuti raccontano di essere partiti il 7 aprile in 500, in maggioranza somali, su una barca che si è rovesciata il 12 aprile e di essere arrivati solo in 23, sostenendo dunque il primo bilancio di 400 vittime. Intanto, si contano circa 179.000 migranti e rifugiati giunti in Europa via mare dall’inizio dell’anno. Quasi 25.000 in Italia, oltre 153.000 in Grecia ed il resto a Cipro e in Spagna. Sono dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che denuncia 737 morti ma senza considerare l’ultimo naufragio. Resta l'ennesima tragedia in mare, di fronte alla quale l'alto rappresentante per la Politica estera e la sicurezza comune dell'Ue, Federica Mogherini, ammette che si deve fare di più ma difende anche i risultati dell’operazione navale europea EuNavFor Med, voluta in reazione alla strage del 18 aprile 2015, costata 800 vite umane. C’è da lavorare anche sull'accordo dell'Ue con la Turchia siglato a marzo. Esemplare lo scambio di battute tra il premier turco, Davutoğlu, e il presidente della Commissione Ue, Juncker, alla vigilia dell'incontro di oggi pomeriggio a Strasburgo. Davutoğlu chiede che siano rimossi i visti per i cittadini turchi che vogliono recarsi in Europa, quale condizione per il rispetto degli impegni assunti da Ankara per la gestione dei migranti. Juncker risponde che la liberalizzazione dei visti andrà avanti solo se la Turchia rispetterà tutti i criteri previsti dall’Ue. Sullo sfondo, la dichiarazione del presidente Erdoğan: l’Ue ha più bisogno della Turchia di quanto la Turchia abbia bisogno dell’Ue.

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18 marzo 2019

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