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L’Europa attende un nuovo annuncio del Vangelo

· Concluso a Varsavia l’incontro continentale dei segretari generali degli episcopati ·

«La nuova evangelizzazione è necessaria oggi più che mai», perché nel continente europeo  «le conseguenze del secolarismo hanno provocato un’ingiustificata emarginazione di Dio», finendo per contagiare gli stessi cristiani nei quali si registra «una profonda crisi di fede, prodotta da una notevole indifferenza, ignoranza dei contenuti basilari della dottrina, e un progressivo allontanamento dalla comunità». È questa, in sintesi, l’analisi  sulla situazione della fede in Europa tracciata da  monsignor  Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare, Gran Varadino dei Romeni e vice presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea. Quello del presule è stato l’intervento centrale dell’incontro dei segretari generali delle Conferenze episcopali d’Europa che si è tenuto a Varsavia, dal 27 al 30 giugno scorsi,  sul tema dell’annuncio cristiano nell’Anno della fede alla luce dei dieci anni dell’esortazione post-sinodale Ecclesia in Europa. Un’occasione, su iniziativa del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), per evidenziare luci ed ombre dell’attuale crisi che il continente sta attraversando e che interpella anche la Chiesa nella sua missione di annuncio del Vangelo.

L’incontro è stato aperto dall’arcivescovo  di Przemyśl, Józef Michalik, vice presidente del Ccee e presidente dell’episcopato polacco, il quale si è soffermato  sulla situazione della Chiesa cattolica in Polonia e sulle sfide attuali poste dalla società quali la  disoccupazione e la forte emigrazione. Da parte sua, il vescovo ausiliare di Gniezno, Wojciech Polak, segretario generale della Conferenza episcopale polacca, ha sottolineato l’importanza che riveste il tema della nuova evangelizzazione in Polonia, e a Varsavia in particolare, dove nel 1979  il beato Giovanni Paolo ii ebbe a dire che «la Chiesa ha portato alla Polonia Cristo, cioè la chiave per la comprensione di quella grande e fondamentale realtà che è l’uomo. Non si può infatti comprendere l’uomo fino in fondo senza il Cristo. O piuttosto l’uomo non è capace di comprendere se stesso fino in fondo senza il Cristo. Non può capire né chi è, né qual è la sua vera dignità, né quale sia la sua vocazione, né il destino finale. Non può capire tutto ciò senza il Cristo».  Per il presule,  «anche l’Europa non riuscirà a comprendere e a capire se stessa senza Cristo, la viva speranza per le nostre Chiese e i nostri popoli».

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18 settembre 2019

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