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L'Eurocina che rende euforica Wall Street

· Il Dragone rassicura sugli investimenti nel vecchio continente ·

Se qualcuno dubitava che i cinesi tenessero all'euro, ieri ha dovuto ricredersi. Le carte sono scoperte. Segni in chiaroscuro di una strategia innovativa e rampante. I Dragoni guardano al Vecchio Continente pieni di speranza. Non hanno paura dei debiti pubblici e del contagio-deficit dalla Grecia al Portogallo, dall'Irlanda alla Spagna. Tengono duro e rilanciano: l'Europa resta un mercato chiave per gli investimenti.

Tutto è iniziato quando il «Financial Times» ha diffuso voci relative a un possibile disinvestimento della Cina dai titoli sovrani europei. Poco dopo la smentita: l'autorità di soverglianza cinese per le valute estere ha definito le indiscrezioni prive di fondamento. In una breve dichiarazione sul suo sito internet, la State Administration of Foreign Exchange (Safe) ha dichiarato che la Cina supporta le misure prese dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale per stabilizzare i mercati finanziari. Insomma, Pechino crede nell'Europa e nei piani di austerità annunciati dai Governi del Vecchio Continente. Pechino crede nell'euro. «Noi pensiamo che con gli sforzi concertati dalla comunità internazionale l’Eurozona vincerà definitivamente le difficoltà e salvaguarderà lo stabile e sano sviluppo dei mercati finanziari in Europa», dicono gli analisti della Safe. La Cina continuerà a seguire un principio di diversificazione nell’investimento delle sue riserve di valuta estera, ha aggiunto la Safe, come un «investitore responsabile e di lungo termine». La dichiarazione conferma che la Cina continuerà a supportare il processo di integrazione europea.

Ad alimentare la fiducia e il rischio, merce rara di questi tempi sui mercati, è arrivata anche la notizia sull'approvazione al Congresso dei deputati spagnolo della manovra bis da 15 miliardi di euro. Wall Street ha fatto segnare netti guadagni un po' in tutti i settori. Il Dow Jones ha chiuso al più 2,9 per cento: tutti i titoli del listino hanno segnato progressi, fatta eccezione per Johnson&Johnson che è arretrata dello 0,2 per cento. American Express ha guadagnato il 5,7 per cento, Intel e Alcoa il 5 per cento, Microsoft il 4 per cento. Lo S&P500 è avanzato del 3,3. Il Nasdaq è salito del 3,71, con Apple in progresso del 3,8. Nonostante l’incremento odierno, gli indici americani sono in calo di circa il 7 per cento dall’inizio del mese.

Il rally si è verificato anche in presenza di dati economici deludenti. Il pil del primo trimestre è stato rivisto al ribasso, al più tre per cento dal più 3,2 precedentemente stimato. Gli analisti scommettevano su un più 3,4. Le richieste di sussidio alla disoccupazione sono scese di 14.000 unità, meno delle stime.

La fiducia dimostrata da Pechino ha dato nuova linfa anche ai mercati europei. Bene Francoforte e Londra, i cui indici di riferimento sono aumentati del 3,42 e del 3,12. Corre la Borsa di Milano, in rialzo finale del 4,54 l’indice Ftse Mib che raggruppa i 40 titoli principali. Molto bene hanno chiuso anche le piazze azionarie di Paesi tenuti sotto particolare osservazione in queste ultime settimane: Lisbona ha concluso in aumento del 3,27, Dublino del 3,87. L'euro ne ha beneficiato portandosi alla quota di 1,23 dollari.

Solo Atene non ha seguito il trend e ha segnato un ribasso dello 0,46. Sulla piazza greca, dove i cali sono stati più evidenti per i titoli a maggiore capitalizzazione, hanno pesato soprattutto i ribassi accusati da National bank of Greece e da Alpha bank, i cui titoli sono scesi rispettivamente del 4,25 e del 3,23, dopo che il settore del credito ellenico ha accusato in maggio una riduzione dei depositi seguita al piano di salvataggio.

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16 giugno 2019

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