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L'Eucaristia sostegno  e forza di Lojze Grozde

· Il cardinale Bertone, legato pontificio in Slovenia per il congresso eucaristico nazionale, ha beatificato il giovane martire ·

L'esempio del martire sloveno Lojze Grozde è un richiamo per «ogni cristiano a una rinnovata fedeltà alla partecipazione domenicale all’Eucaristia», fonte di forza «per poter testimoniare efficacemente la fede nel mondo scristianizzato di oggi». È quanto sottolineato dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la beatificazione del giovane militante dell’Azione cattolica, ucciso a soli venti anni, nel 1943, nel clima di odio della guerra civile jugoslava.

Il rito è stato celebrato domenica mattina, 13 giugno, nello stadio di Celje, dove il porporato ha presieduto come legato pontificio la conclusione del congresso eucaristico nazionale della Slovenia. Alla presenza del presidente della Conferenza episcopale, l'arcivescovo di Ljubljana Anton Stres, del vescovo di Celje, monsignor Stanislav Lipovšek, e di altri presuli e numerosi sacerdoti — ai quali si sono uniti religiose, laici e rappresentanti della società civile — il cardinale Bertone ha sottolineato come il mistero eucaristico scaturito dal triduo pasquale manifesti «in modo tangibile il desiderio di Dio di dare la vera vita all'uomo». Perciò «l'Eucaristia è il dono di Dio per la vita del mondo; anzi, nell'Eucaristia è Dio stesso che si fa dono, in quanto si fa in qualche modo “ospite” dei suoi figli, loro “nutrimento”, parte del loro essere». E ciò — ha aggiunto — «testimonia, più di ogni altra cosa, quanto grande sia la dignità umana: l'uomo è reso capace di “ospitare” il suo Creatore». Di conseguenza — ha esortato — «anche noi con i martiri di Abitène, dovremmo dire che “non possiamo vivere senza l'Eucaristia, senza la domenica!”; così risposero ai loro persecutori, questi primi martiri dell'Africa settentrionale, che preferirono morire piuttosto che rinunciare alla celebrazione eucaristica domenicale». Non solo. Così hanno fatto nel corso dei secoli innumerevoli cristiani. Come nella metà del Novecento «in una situazione simile e con uguale forza di fede, testimoniò il giovane martire sloveno Lojze Grozde, che era solito definire l'Eucaristia “il sole della mia vita”».

Di qui l'invito a guardare «alla storia della Chiesa in Slovenia, in particolare alle violente persecuzioni che ha subito nell'ultimo secolo»: i periodi dell'occupazione straniera, della guerra civile e del regime ateo. Da tutto questo, infatti, per il segretario di Stato si può vedere «come l'Eucaristia sia stata, per il popolo di Dio, il principale punto di riferimento dove trovare sostegno, forza e consolazione. Davvero l'Eucaristia è — ha sottolineato citando un altro beato sloveno, il vescovo Anton Martin Slomsek — «il sole del ministero divino, il centro della nostra fede, il cuore della devozione, fonte viva di santità e di ogni aiuto».

Quindi, attualizzando il discorso al contesto odierno, il legato pontificio ha messo in evidenza come «dalla santa messa, anche la Chiesa pellegrina in Slovenia» attinga «ispirazione e forza per poter testimoniare efficacemente la fede nel mondo scristianizzato di oggi». Infatti — ha spiegato — «la fedele e devota celebrazione del giorno del Signore è necessaria per una cooperazione attiva alla missione evangelizzatrice della Chiesa ed è fonte di sempre nuove energie per un generoso esercizio della carità e della solidarietà».

In proposito il cardinale celebrante ha elencato i frutti della fede autentica. Il primo «è una vita animata dalla carità, che va incontro attivamente alle necessità dei fratelli ed è disposta ad amare persino i nemici», sull'esempio di tanti che nei secoli passati in terra slovena hanno manifestato la loro fede. Come il beato Lojze Grozde, che «nella sua prima giovinezza si era messo seriamente alla scuola di Gesù, presente nel Santissimo Sacramento e, in ginocchio, in una intensa e fedele pratica di adorazione eucaristica, aveva appreso che cosa significasse vivere la donazione totale».

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