Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Letture diverse

· San Francesco nel cinema ·

Il cinema ha manifestato un interesse molto precoce per la figura di san Francesco. All’epoca del muto già si contavano tre film italiani di una certa importanza, il primo dei quali, Il poverello di Assisi del 1911, è firmato dal maestro dell’epoca Enrico Guazzoni. Successivamente però il santo non è più comparso sullo schermo per più di vent’anni.

Roberto Rossellini«Francesco giullare di Dio» (1950)

A interrompere il digiuno in compenso ci ha pensato Roberto Rossellini con quello che a tutt’oggi rimane il film migliore sull’argomento, Francesco giullare di Dio (1950). Difficile infatti immaginare una simbiosi artisticamente più felice fra la parola ma soprattutto l’agire di san Francesco e lo stile spoglio ma concretissimo del regista italiano. Che per l’occasione non rinnega affatto il verbo neorealista, confermando in tal modo due cose di natura molto diversa ma entrambe significative.
Da una parte l’attualità sempre viva della figura del santo, che si cala alla perfezione all’interno di un linguaggio cinematografico nato per quelli che erano praticamente degli instant movies sull’Italia alla fine della guerra. Dall’altra, viceversa, il fatto che il neorealismo è solo secondariamente questione di argomenti o ambientazione, laddove centrale rimane invece l’uso dei mezzi espressivi. Primo fra tutti un montaggio dai raccordi deboli, a lasciar respirare di vita propria le singole inquadrature, nonché la composizione antropocentrica di quest’ultime. Concetti che già di per sé evocano la spiritualità francescana, vicina alle persone e insofferente alle regole preordinate.
Se c’è una differenza, o meglio uno sviluppo rispetto ai capolavori rosselliniani degli anni immediatamente precedenti, è da trovare in un arretramento del contesto ambientale, che non determina più il soggetto ma da questo è determinato. La campagna umbra del film è dunque ovviamente reale e realistica ma è al contempo specchio del candore, della semplicità, dell’energia che innervano lo spirito francescano.
Un discorso pressoché opposto va fatto per il successivo Francesco d’Assisi (Francis of Assisi di Michael Curtiz, 1961). Difficile infatti in questo caso immaginare un apparato produttivo e tecnico-espressivo meno adatto all’argomento di quanto può esserlo il bolso cinema hollywoodiano dei primi anni Sessanta. Cinemascope, colori sgargianti, inquadrature composte in modo barocco e tanta enfasi, a partire dalla recitazione, escluso il volenteroso e a tratti commovente protagonista Bradford Dillman. Che però da solo non può reggere l’onere della rappresentazione e finisce per perdersi in uno schermo dai mille dettagli inutili. Piuttosto preciso nella ricostruzione dei fatti, è se non altro dignitoso se considerato come film strettamente storico.
Analoghi limiti si riscontrano in Fratello sole, sorella luna (1971) di Franco Zeffirelli. Il registro giovanilistico caro al regista all’inizio fa anche simpatia, ma frena lo slancio e anche la sincerità quando arriva il momento di rappresentare san Francesco a contatto con il dolore degli altri.
Molto più interessante è il lavoro fatto da Liliana Cavani, che a più di vent’anni di distanza dedica allo stesso personaggio — fatto piuttosto raro — due film, fra cui la sua opera prima, Francesco d’Assisi (1966), realizzato per la televisione e poi distribuito anche in sala. Ancora non completamente autonoma nella sua poetica, la regista si muove all’interno delle coordinate tracciate dal cinema di Rossellini e Pasolini, ma anche di Bellocchio, che esordisce poco prima ma di cui già si avverte una certa empatia, confermata dalla presenza dello stesso Bellocchio in una parte minore e dalla scelta nei panni del santo di Lou Castel, protagonista anche ne I pugni in tasca. 

di Emilio Ranzato

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 agosto 2018

NOTIZIE CORRELATE