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Lettere a Rosalie

· Gallimard manda in libreria un carteggio inedito di Paul Claudel ·

Diceva il cardinale Lustiger negli anni Ottanta del secolo scorso che se la questione centrale dell’Ottocento era stata il lavoro, nel Novecento era piuttosto quella del corpo: stiamo constatando ora come la profezia si sia avverata pienamente con lo sfruttamento che viene compiuto sotto varie forme, soprattutto di quello femminile. Ma il cardinale invocava anche la necessità per la Chiesa di rielaborare una teologia del corpo che ne esaltasse la bellezza e ne recuperasse la dignità. Il desiderio di una reintegrazione spirituale della carne senza ridurla sic et simpliciter a peccato.

Yvette Brind’Amour e Albert Milaire  mentre interpretano la pièce «Le partage de midi» nel 1962 (Teatro Le Rideau vert di Montreal foto di André Le Coz)

Ed è una sorta di teologia della passione amorosa che emerge dall’epistolario di Paul Claudel con Rosalie Vetch, la donna con cui ebbe una relazione negli anni in cui fu console in Cina. Ora le lettere del poeta a Rosie (talora Rozie), come la chiamava, escono finalmente dall’oblio e ci restituiscono un’immagine più completa del grande poeta francese, sinora acclamato dalla critica per il valore della sua opera, ma spesso considerato barocco per il suo stile e reazionario per le sue idee.

Un Claudel sconosciuto e dai mille volti, pieno di contraddizioni, amante eccitato che vive un conflitto lancinante tra la sua fede e la passione. Si intitola Lettres à Ysé il volume che Gallimard manda in libreria il 2 novembre in un’edizione eccellente per la cura di Gérald Antoine e con la prefazione di Jacques Julliard (pagine 464, euro 29).

Non è che non si sapesse nulla di quell’amore folle di Claudel verso una donna sposata e con quattro figli, sia perché nelle biografie pubblicate nel corso dei decenni scorsi vi si faceva cenno sia perché lo stesso scrittore vi ha fatto chiaramente riferimento nell’opera teatrale Partage de midi, ove la protagonista del triangolo amoroso si chiama appunto Ysé. Ma qui tutto viene messo a nudo.

L’incontro fatale avviene a bordo della nave Ernest Simons, sulla quale Claudel si imbarca per recarsi a Fuzhou, in Cina, e insediarsi come console di Francia. Siamo nell’ottobre del 1900: Claudel decide di intraprendere l’avventura diplomatica dopo che è stata respinta la sua richiesta di entrare in convento. Sulla stessa nave si trova Rosalie Vetch col marito che vuole cercare fortuna in Cina dopo alcuni insuccessi finanziari. Rosalie ha 29 anni ed è davvero una splendida donna, «capricciosa, spensierata e narcisista», amante del lusso: tutti gli uomini a bordo impazziscono per lei. Ma è attirata dal giovane intellettuale che sembra non curarsi della sua avvenenza e preferisce imbastire conversazioni spirituali.

Claudel ha 32 anni e non ha mai conosciuto una donna, è tutto preso dal desiderio di approfondire la sua fede, ritrovata il giorno di Natale del 1886 in una conversione folgorante ascoltando il Magnificat a Notre Dame. Ma a poco a poco soccombe al fascino di quella che considera l’incarnazione perfetta dell’eterno femminino. Nel corso del viaggio, che dura un mese, e poi giunti a Fuzhou, i due cominciano, senza che il marito di lei se ne curi, una relazione. Inizialmente casta ma poi non più. Il vero colpo di fulmine avviene sulla banchina di Canton, quando Paul la vede scendere dalla nave: «Ho avuto una specie di paralisi e di intorpidimento di tutte le mie facoltà, una sorta di agonia, e un bisogno di voi immenso, profondo, irresistibile, disperato, ben oltre il vostro corpo e il vostro viso» (lettera del 15 febbraio 1918).

Rosie si installa nell’ambasciata e trascorre con Paul alcuni anni di vita quasi coniugale, fino alla separazione che avviene il 2 agosto 1904, allorché la sua amata decide di tornare in Francia, mentre già porta in grembo la futura Louise, frutto dell’amore con Paul. Nel viaggio di ritorno, incontrerà un nuovo amante, John Lintner (affreuse trahison!), con cui si sposerà dopo aver divorziato da Francis Vetch e da cui avrà un altro figlio. Paul rischia di diventare pazzo e sublima il dolore attraverso la scrittura.

Seguirà un silenzio di tredici anni finché il poeta, ambasciatore in Brasile, non riceverà una lettera di Rosie: dall’estate 1917 i due riprendono la loro relazione, dapprima epistolare poi anche carnale, ritrovandosi prima a Londra, dove Claudel incontra per la prima volta la figlia Louise, e poi a Parigi. Sino all’addio definitivo quando Claudel parte nel settembre 1921 alla volta del Giappone. L’essenziale della corrispondenza (in tutto 190 lettere scritte dal poeta) riguarda appunto il periodo che va dal 1921 al 1925, durante la missione giapponese dell’ambasciatore.

Rispondendo alla lettera del 1917 in cui lei rompe il silenzio, lettera che purtroppo è andata perduta come quasi tutte le altre scritte dalla donna, Paul confessa: «Nessuna donna al mondo è stata mai tanto amata da un uomo come voi lo siete stata da parte mia. Voi siete l’unica donna che io abbia mai amato, quella verso cui i miei pensieri e i miei sogni non cessano di ritornare; e mi sembra che niente, nemmeno la morte stessa, potrà mai soffocare il movimento profondo, impetuoso, irresistibile che trascina il mio essere verso il vostro» (4 agosto 1917). Va ricordato che un anno dopo l’addio di Rosalie, Claudel si era fidanzato e poi sposato con Reine Sainte-Marie-Perrin («una giovane che mi è interamente devota»), vedendo nel matrimonio la possibilità di salvare la sua anima: con lei resterà sposato per oltre cinquant’anni e da lei avrà diversi altri figli. Ma amerà la moglie dell’amor borghese, senza trasporto e passione. Per lui il matrimonio resterà sempre fondato sull’ordine e sulla convenienza e non sull’amore.

È invece l’elogio dell’amor cortese, la sublimazione della donna come tramite fra l’uomo e Dio che emerge da queste lettere: «Il tuo incontro sul battello è avvenuto per la nostra felicità e per la nostra salvezza» (16 febbraio 1918); «Ci sarà sempre qualcosa di sacro fra te e me» (9 ottobre 1923); «L’amore che ci ha legati l’uno all’altra era senza dubbio nei disegni della Provvidenza» (3 giugno 1926). Sono innumerevoli i tentativi di Claudel di legare all’eternità il suo amore scandaloso e adulterino, il desiderio di trasformare l’amore-passione in amore mistico: «Voglio vivere con la mia mano nella tua mano, i miei occhi nei tuoi occhi, guardando il tuo dolce viso verso l’eternità che ci attende e ci consegnerà l’uno all’altra» (24 gennaio 1922).

Ma — inutile negarlo — è anche l’eros che traspare da queste pagine: «Ho talmente amato la tua carne e il tuo bel corpo che il ricordo non può lasciarmi e ho delle crisi terribili» (13 febbraio 1922). Claudel confida i suoi tormenti erotici, le sue ossessioni carnali, le «crisi d’immaginazione sessuale che mi fanno orrore».

Lacerato da questo amore che si colloca sotto il segno di Dio e di Satana insieme, Claudel giunge addirittura a sfidare Dio, come farà scrivendo nel famoso Cantico di Mesa in Partage de midi: «Al di sopra dell’amore non c’è nulla, nemmeno Voi stesso!». Davide e Betsabea, Tristano e Isotta diventano gli emblemi di un rapporto che trascina gli amanti sempre più finché Rosalie decide di lasciare Paul: una scelta il cui motivo non si delinea con chiarezza. Dovuta forse alle pressioni del Quai d’Orsay che non tollera più la relazione, forse alla convinzione di Rosie che Paul non l’avrebbe mai sposata, o alla consapevolezza del dramma di coscienza che lui vive. In ogni caso, se in Partage de midi è Mesa (alias Claudel) che prende la decisione, da queste lettere appare chiaro che è Ysé (alias Rosalie) e scegliere “eroicamente” di partire.

Quando i due si ritrovano e nei primi mesi del 1921 tornano a incontrarsi, Claudel è felice perché crede di aver raggiunto il suo scopo: riportare alla fede la sua amata. Lei da tempo ha lasciato Lintner con cui non è impegnata da nessun sacramento e i due perciò vanno a messa insieme e ricevono l’eucarestia. Tutto il senso della loro avventura passata riacquista significato: «Non è stato che a Parigi, nei nostri commoventi incontri a Sacré-Coeur, a Notre Dame, alla Madeleine, che l’abbiamo capito» (19 settembre 1921).

Quando scrive questa lettera, Claudel da poco è arrivato in Giappone con la sua famiglia. La passione che pure ancora prova per Rosie si trasforma a poco a poco in amore spirituale e, man mano che passano gli anni, in amicizia. L’ultima lettera è del 1947. Claudel è diventato sempre più famoso; Rosalie morirà nel 1951 e lui non andrà al funerale; lui stesso ci lascerà nel 1955.

di Roberto Righetto

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