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Lettere dal direttore

«But to live outside the law, you must be honest», «Ma per vivere al di fuori della legge devi essere onesto». C’è questo verso di Bob Dylan che mi frulla in testa da un bel po’ di tempo, diciamo da circa sei anni, da quando è stato eletto Papa Francesco. Questo verso del ‘66 — la canzone da cui è tratto è Absolutely sweet Marie dall’album Blonde on blonde, forse il vertice insuperato della carriera di Dylan — oggi mi è tornato in mente visto che il vecchio Bob compie 78 anni e qualcosa gli devo, forse gli dobbiamo tutti, per la compagnia che ci sta facendo con il suo genio musicale da quasi cinquant'anni. C’è qualcosa in queste poche parole che mi colpisce, forse è il tema della dignità dell’uomo, basata sul fatto che l’uomo è dotato di una coscienza morale. È un tema che scorre sottotraccia a tutta la sconfinata discografia dylaniana, è in fondo quello della libertà e quindi della responsabilità. Un tema forte del magistero di Papa Francesco che proprio perché interpella, fedelmente al Vangelo di Cristo, la libera coscienza degli uomini si rivela più esigente, e proprio perché mette in crisi la legge (e l’adesione solo formale ad essa) chiama in causa il cuore e la sua capacità di risposta sincera, leale, senza scorciatoie morali né comode vie autoassolutorie. La coscienza, lo diceva Newman, è il primo dei vicari di Cristo, a ricordarcelo oggi è il successore di Pietro, ma questa verità soffia anche nel vento di un pezzo rock di oltre 50 anni fa.

A.M.

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22 settembre 2019

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