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Letta si è dimesso Renzi verso l’incarico

· In Italia al via le consultazioni per formare un nuovo Esecutivo ·

Su una cosa Matteo Renzi ha sicuramente ragione: da oggi il segretario del Partito democratico (Pd) si gioca tutto. Il dato da aggiungere è che con lui si gioca in buona parte anche il futuro prossimo dell’Italia. E, se si volesse completare il quadro, si potrebbe dire che si gioca anche buona parte del futuro del Pd, il quale, dopo aver consumato una riunione di direzione con una voracità quasi bulimica, è riuscito di nuovo a dare di sé l’impressione di un apparato litigioso e minato da lotte personali che fatalmente lo relegano al ruolo di eterno incompiuto.

Un’immagine che non corrisponde del tutto alla realtà e che non rende giustizia a un partito dove le voci sono plurali e legittimamente si confrontano su una base paritaria, come non accade in altre formazioni politiche. Tuttavia ciò che rimane, agli occhi degli italiani e degli osservatori oltre confine, è il consumarsi di un’ennesima crisi di Governo dalle motivazioni e dai rituali che sanno di stantio.

Renzi rischia tutto anche per questo: perché si è assunto il compito di tirare una linea e di aprire una fase nuova, per il Paese e per la stessa sinistra, da sempre un po’ allergica alle leggi e ai compromessi della comunicazione e ai leader troppo leader. Il presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, si è recato questa mattina, venerdì, al Quirinale per presentare le sue dimissioni al capo dello Stato, mentre Renzi è al lavoro per preparare la sua squadra di Governo composta da dodici o quindici ministri. Le opposizioni hanno chiesto una “parlamentarizzazione” della crisi e dunque un voto di sfiducia in aula, che non c’è stato quando invece Berlusconi ha posto fine alla sua ultima esperienza a Palazzo Chigi.

Napolitano avvierà invece le consultazioni già dalle 17 di oggi pomeriggio, al fine di arrivare a varare un nuovo Esecutivo in tempi stretti. La volontà del presidente della Repubblica è infatti quella di limitare al massimo questa fase di crisi pilotata, che male si accompagna all’identità parlamentare disegnata dalla Costituzione, così come male vi si accompagna anche una legge elettorale che sembra fatta apposta per garantire l’ingovernabilità del Paese. Ingovernabilità che si verificherebbe anche qualora si tornasse subito alle urne.

Con Renzi arriva perciò il momento nel quale deve voltare pagina l’Italia intera, dopo venti anni poco utili, almeno sotto l’aspetto della modernizzazione istituzionale ed economica. Il contesto sembra favorevole, con i primi timidissimi segnali di uscita dalla crisi e con un quadro politico che pare poter definitivamente prescindere dal dualismo del pro o contro Berlusconi. Renzi dovrà giocare proprio su questi due tavoli. Uno è quello delle riforme strutturali, quella “rivoluzione liberale” che non è stata realizzata dal centrodestra. L’altro è quello delle riforme istituzionali, con in testa una nuova legge elettorale e quindi l’abolizione del bicameralismo perfetto e la riforma del Titolo v della Costituzione. Il segretario del Pd potrà alzarsi vincente da questi due tavoli solo giocando parallelamente su entrambi.

Letta — al quale si deve riconoscere quanto meno la capacità di aver restituito al Paese un’immagine di serietà e di minima affidabilità, passando indenne, fra l’altro, attraverso gli scossoni che hanno accompagnato l’uscita di Berlusconi dal Parlamento — non ha avuto il tempo o, secondo i suoi avversari, la capacità di farlo. Renzi dovrà riuscirci potendo contare presumibilmente sulla stessa maggioranza, all’interno della quale è presente in maniera determinante anche il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano.

L’incognita principale è allora se e in quale modo un Governo, che si definisce di legislatura in quanto a vocazione politica, possa mettere in opera un programma con obiettivi così ambiziosi e trasversali. E, sotto questo aspetto, come si comporterà il Pd di fronte a una rivoluzione copernicana che coinvolge la sua identità e il suo modo di porsi di fronte agli elettori. Fino ad ora tempi e modalità di questa crisi sono apparsi ancora legati al passato: il Governo Renzi, se nascerà, lo farà dunque con una sorta di peccato originale. Durante la sua vita dovrà dimostrare di sapersene redimere.

Marco Bellizi

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19 marzo 2019

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