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L'etica è la vera sfida per la democrazia

· Nel discorso al Parlamento britannico il Papa sottolinea l'attualità di Tommaso Moro ·

L'etica è oggi la «reale sfida» che interpella ogni democrazia. Lo dimostra con tutta evidenza la recente crisi finanziaria globale, il cui drammatico carico di difficoltà pesa ancora sulla vita di milioni di persone nel mondo. A conferma che «la mancanza di un solido fondamento etico all'attività economica» e la insufficiente «dimensione morale delle politiche attuate» hanno «conseguenze di vasto raggio, che nessun Governo può permettersi di ignorare».

Di fronte alla classe dirigente e al mondo accademico e culturale britannico — riuniti ieri pomeriggio, 17 settembre, nella storica Westminster Hall del Palazzo del Parlamento — Benedetto XVI parla dei «fondamenti etici del discorso civile» con lucidità e realismo, senza mai perdere di vista il quadro di riferimento internazionale segnato da recessione, conflitti, disoccupazione, povertà. Tanto che, pur rilevando segnali incoraggianti di crescita della solidarietà verso i Paesi meno sviluppati, invoca dalla politica «idee nuove» che «migliorino le condizioni di vita in aree importanti quali la produzione del cibo, la pulizia dell'acqua, la creazione di posti di lavoro, la formazione, l'aiuto alle famiglie, specialmente dei migranti, e i servizi sanitari di base». Quando è in gioco la vita umana, ricorda, «il tempo si fa sempre breve». E i Governi del mondo — denuncia — sono stati in grado di raccogliere rapidamente «vaste risorse» per salvare dalla crisi le istituzioni finanziarie, ritenute «troppo grandi per fallire», ma non sembrano considerare allo stesso modo l'urgente «impresa» di salvare i popoli della terra dal sottosviluppo.

Quello che occorre, a giudizio del Papa, è recuperare un'etica della politica che non sia fondata sul semplice consenso sociale. Un'etica — precisa — accessibile anche alla ragione e non distorta da forme di settarismo e fondamentalismo che diventano esse stesse «causa di seri problemi sociali». La strada, in definitiva, resta l'attenzione e il rispetto reciproci tra fede e ragione. Un processo — spiega il Pontefice — che «funziona nel doppio senso». Perché «il mondo della secolarità razionale e il mondo del credo religioso — assicura — hanno bisogno l'uno dell'altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà». La religione, in altre parole, non deve costituire per i legislatori «un problema da risolvere» ma «un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico nella nazione». E in questa direzione va per l'appunto la collaborazione tra Governo britannico e Santa Sede per promuovere la pace, per salvaguardare lo sviluppo dei popoli e per favorire la responsabilità ambientale.

I discorsi di Benedetto XVI

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