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L'esodo dei cristiani dal Medio Oriente preoccupa i musulmani

· Interventi dei due rappresentanti islamici al Sinodo ·

L'esodo dei cristiani dal Medio Oriente è una fonte di preoccupazione per tutti, anche per i musulmani. È il dato significativo scaturito nel corso della settima congregazione generale dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi. Momento di confronto con l'islam, dunque, giovedì pomeriggio 14 ottobre, nell'aula sinodale, alla presenza del Papa. E non tanto per le parole dei due rappresentanti del mondo islamico intervenuti ai lavori — il libanese Muhammad al-Sammak, sunnita, e l'ayatollah sciita iraniano Seyed Mostafa Mohaghegh Ahmadabadi — quanto per i continui riferimenti alla realtà vissuta dalle popolazioni nelle varie regioni del Medio Oriente. Negli interventi preordinati — diciannove compresi quelli dei due islamici — e nei nove liberi il riferimento al rapporto tra cristiani e musulmani è stato pressoché costante. Ne risulta un'indicazione precisa e la conferma della varietà che caratterizza la convivenza tra le due comunità a seconda del contesto sociale. Da situazioni estreme, come quella vissuta nell'Iraq, si è passati a testimonianze di collaborazione attiva tra cattolici e musulmani, visti, questi ultimi «non come il pericolo dal quale guardarsi — ha sottolineato uno dei padri sinodali — e comunque da non valutare sullo stesso piano del vero pericolo da affrontare e combattere, quello costituito dal continuo avanzare del laicismo nelle nostre regioni». Sono state illustrate situazioni più o meno sfumate tra le due posizioni: dalle responsabilità dell'estremismo, alla necessità di cooperare per l'instaurarsi di un clima pacifico iniziando dal contesto educativo, «dal quale — ha chiesto un vescovo in un intervento libero — dovrebbero essere allontanati educatori fanatici che fomentano l'estremismo».

Significativi gli interventi dei due rappresentanti del mondo islamico. Il primo, consigliere politico del Gran Muftì del Libano, ha espresso la preoccupazione dei musulmani moderati per il continuo esodo dei cristiani dal Medio Oriente: vedono così dissolversi un patrimonio fondante delle stesse società arabe. Si è detto addirittura «preoccupato per il futuro dei musulmani d'Oriente a causa dell'emigrazione dei cristiani». L'ayatollah iraniano ha fatto invece cenno al diffondersi del desiderio crescente di conoscersi, di scoprire gli altri, le loro culture, il loro modo di vivere. Soprattutto si va affermando, secondo l'ayatollah, l'idea di dover riconoscere il diritto di tutti alla libertà religiosa. «Non bisogna incolpare — ha concluso — né l'islam né il cristianesimo di azioni illegittime di alcuni individui o gruppi». All'ottava congregazione generale, svoltasi venerdì mattina, 15 ottobre, alla presenza del Papa, sono intervenuti il cardinale Jean-Louis Tauran, nove padri sinodali, otto delegati fraterni e undici uditori. È stato poi letto il messaggio del Consiglio Ecumenico delle Chiese e trasmessi il saluto e la vicinanza spirituale dei vescovi italiani.


L'intervento del sunnita libanese

L'intervento dello sciita iraniano

Gli interventi dei padri sinodali

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18 ottobre 2019

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