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L’eredità di Martin Luther King

· A Memphis convegno ecumenico sulla lotta alla povertà e al razzismo ·

«Povertà e razzismo»: questo è il tema del convegno annuale promosso negli Stati Uniti dall’organizzazione ecumenica Christian Churches Together (Cct). L’incontro si tiene dal 14 al 17 febbraio a Memphis, in Tennessee. La sede non è casuale, dal momento che è stata scelta per sottolineare l’impegno della Cct nel recupero della memoria storica di cristiani come Martin Luther King — che proprio a Memphis fu assassinato — vissuti per combattere la discriminazione e la povertà. Essi rappresentano delle fonti preziose per il cammino ecumenico, soprattutto in uno spirito di condivisione del patrimonio dei “martiri” che appartengono a tradizioni cristiane diverse, come testimonianza comune della fede in Cristo.

Si tratta di una dimensione del dialogo ecumenico nella quale la Chiesa cattolica, come è stato riconosciuto più volte dalla Christian Churches Together, ha dato un contributo particolarmente significativo a partire dalla celebrazione del Giubileo dell’anno 2000. La riscoperta di queste memorie costituisce un elemento fondamentale per il dialogo ecumenico, che va anche alimentato dalla condivisione dei luoghi a cui queste memorie sono legate. Per questo Richard L. Hamm, direttore della Cct, presentando il convegno ha evidenziato come nell’ambito dei lavori siano previste anche delle visite ai “luoghi” di Martin Luther King: dal Civil Rights Museum, dove è possibile ripercorre le tappe più significative di quel difficile cammino che spesso ha visto i cristiani in prima fila nella difesa dei diritti umani, alla Mason Temple, dove King pronunciò l’ultimo sermone la sera prima della sua uccisione, avvenuta il 4 aprile 1968.

Queste visite costituiscono una parte fondamentale del convegno nel quale ampio spazio è dedicato anche alla testimonianza di coloro che hanno conosciuto direttamente o hanno studiato il pensiero di Martin Luther King, con l’intento di favorire una sempre migliore conoscenza dell’opera di questo testimone del cristianesimo nel XX secolo. Infatti, il convegno si apre con una relazione di Bernard LaFayette sull’opera di King nella battaglia per i diritti civili. A LaFayette, che negli anni Sessanta, da giovane studente, collaborò a lungo con il leader del movimento per i diritti civili, quale co-fondatore dello Student Non-Violent Coordinating Committee, è stato chiesto di mettere in evidenza, in una prospettiva ecumenica, la dimensione dell’impegno pacifista di King. Il suo impegno era fondato soprattutto sui valori cristiani, che egli traeva dalla quotidiana lettura della Scrittura, attraverso “un’esegesi attualizzante” che rappresenta tuttora una fonte importante per il dialogo ecumenico.

Proprio alla dimensione biblica dell’opera di King è principalmente dedicata la relazione di Albert Raboteau, originario del Mississippi, e attualmente insegnante a Princeton, nel New Jersey, dopo essere stato docente a Yale, Berkeley e Harvard. A Raboteau, che è membro della Chiesa ortodossa in America, il compito di ripercorrere alcuni significativi testi di King proprio per mettere in luce le radici bibliche di un impegno ecumenico che si manifesta nella lotta contro ogni forma di violenza in nome del rispetto per l’opera della creazione.

Nel corso del convegno è previsto anche un aggiornamento, da parte di Jeff Famer, sullo stato della campagna per debellare la malaria. Farmer, che è stato a lungo alla guida delle Open Bible Churches, presenterà quanto viene fatto direttamente dalla Cct con una serie di iniziative in varie parti del mondo. Al presbiteriano Herbert Nelson toccherà invece il compito di trattare il tema centrale del convegno: le azioni e i progetti di Christian Churches Together nella lotta contro il razzismo negli Stati Uniti e nel mondo, dal momento che la discriminazione genera violenza e povertà, impedendo nei fatti anche l’esercizio della libertà religiosa. Per questo nel corso del convegno è previsto un intervento informativo sulla situazione in Siria e in Egitto, con particolare attenzione alla condizione delle comunità cristiane locali e al loro ruolo in un processo di democratizzazione e di pacificazione dei singoli Stati e della regione mediorientale.

Il convegno di Memphis prevede inoltre dei momenti di confronto tra le diverse componenti della Cct per una condivisione dello stato del dialogo ecumenico negli Stati Uniti. Infatti si ritroveranno, separatamente, i membri delle comunità afroamericane, della Chiesa cattolica, delle tradizioni evangelicali e pentecostali, delle comunità storiche del protestantesimo e della Chiesa ortodossa, che compongono l’universo ecumenico dell’organizzazione. Fra i partecipanti al convegno, anche monsignor Denis James Madden, vescovo ausiliare di Baltimora e presidente della Commissione per il dialogo ecumenico e interreligioso dell’episcopato statunitense.

La Cct è un’associazione ecumenica che ha mosso i primi passi nel settembre 2001 quando un gruppo di cristiani prese la decisione di affrontare insieme la questione di come promuovere la fraternità, l’unità e la testimonianza comune negli Stati Uniti. Nell’aprile successivo, a Chicago, si tenne la riunione costitutiva che portò alla stesura di un progetto che nel 2006. ad Atlanta, venne sottoscritto da trentaquattro fra Chiese, comunità ecclesiali e gruppi ecumenici (dalle comunità battiste americane alla Chiesa armena, dalla Chiesa cattolica al Consiglio delle Chiese della Florida, alla Società biblica). Da quell’incontro la Cct si è segnalata come una delle associazioni ecumeniche più impegnate nella promozione di un reale rafforzamento dell’unità tra i cristiani e per un rinnovato impegno missionario nel mondo. Il compito dei suoi membri è quello «sottolineare cosa i cristiani possono annunciare insieme e cosa possono fare insieme piuttosto che continuare a sottolineare ciò che li divide».

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