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L’era della persuasione

· Il discorso al Palazzo di Vetro sulla stampa internazionale ·

È stato un «vibrante appello» alla pace e alla difesa dell’ambiente quello lanciato dal Papa nel discorso pronunciato alle Nazioni Unite. Lo evidenzia l’«International New York Times» di sabato 26 nell’articolo in prima pagina, rimarcando, nello stesso tempo, la condanna da parte del Pontefice dello sfruttamento delle risorse naturali dettato da un’egoistica sete di potere e di benessere materiale.

E la critica mossa da Francesco, sottolinea il quotidiano newyorkese, non si ferma qui: l’indice, infatti, è puntato anche contro strategie di potere che vanno a gravare sui poveri. E alla condanna si unisce la grande preoccupazione per le persecuzioni cui continuano a essere oggetto, in varie parti del mondo, i cristiani.

Nell’articolo, a firma di Somini Sengupta e Jim Yardley, si mette in rilievo che le priorità tematiche che caratterizzano l’agenda del Papa sono ben note a tutti: ma il fatto che siano state rilanciate dal podio delle Nazioni Unite contribuisce a conferire loro una risonanza maggiore. E ciò alimenta la speranza che quanti sono chiamati all’azione, e ancora non l’hanno fatto, finalmente si muovano, e nella giusta direzione. L’«International New York Times» pone poi l’accento sull’apprezzamento del Pontefice per gli sforzi delle Nazioni Unite ma, nello stesso tempo, non manca di rilevare l’invito di Francesco a superare dispute e tensioni tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza affinché, nella gestione delle crisi internazionali, la persona abbia la precedenza sugli interessi particolari, per quanto questi ultimi siano legittimi.

La rivista «Time», che alla visita del Papa negli Stati Uniti dedica la copertina, sottolinea che Francesco ha offerto la sua visione della fede, del dovere e della leadership morale. In terra statunitense, si legge nell’articolo di Nancy Gibbs e di Elizabeth Dias, è venuto come pastore, e come pastore ha denunciato i peccati della sete di potere e del materialismo. Con Francesco si sta passando dall’era dell’autorità all’era della persuasione: non c’è incontro in cui il Papa non inviti, con la semplicità che gli è propria, alla misericordia.

«The Guardian» pone l’accento sulla preoccupazione manifestata dal Papa, nel discorso alle Nazioni Unite, per quella sete di potere che, si legge nel quotidiano britannico, rischia di rompere sempre più i già fragili equilibri del pianeta, a discapito in primo luogo degli indigenti. Nell’articolo di Suzanne Golgenberg e Stephanie Kirchgaessner si mette in rilievo come Francesco abbia tenuto a rimarcare che anche la natura, e non solo l’umanità, ha i suoi diritti. Per «The Guardian» sono stati due i temi principali che hanno contraddistinto il discorso del Pontefice: ingiustizia e povertà.

«Ci sono buone ragioni per pensare che Papa Francesco possa lasciare il segno» scrive Bill Emmott su «La Stampa» del 26 settembre, analizzando l’impatto che sta avendo la visita negli Stati Uniti. «Gli atti di umiltà sono spesso giudicati con cinismo. Ma Francesco — scrive Emmott — ha superato tutto questo perché la sua umiltà è piena di sostanza e appare del tutto genuina».

Francesco è amato sia dai cattolici che dai non cattolici, le sue posizioni, continua Emmott, «sembrano comporre le divisioni dell’America», tanto è marcato il respiro universale che caratterizza la sua figura. Un respiro universale che, paradossalmente, nasce dalla profonda appartenenza a un popolo e a una precisa tradizione culturale.

In questa prospettiva il quotidiano «Avvenire» sottolinea la citazione del poema argentino «El Gaucho Martín Fierro, fatta dal Papa nel discorso all’Onu: «I fratelli siano uniti perché questa è la prima legge. Abbiano una vera unione in qualsiasi tempo, perché se litigano tra di loro li divoreranno quelli di fuori». Pubblicato per la prima volta nel 1872 il poema è divenuto un bestseller da 48 mila copie, cifra enorme per quei tempi, e narra la storia di «un “cowboy” delle pampas».

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