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L’epopea
di Bartolo Longo

· ​In un volume di Antonio Illibato ·

Bartolo Longo  con i figli dei carcerati (1894)

La carità non è mai astratta o irrilevante. Piccola o grande, evidente o nascosta è sempre generatrice di altro bene, di fattori determinanti per una costruzione positiva della storia e dei rapporti tra le persone. Ce se ne rende conto, una volta di più, osservando Pompei, la città del santuario, della devozione mariana, della supplica alla Madonna del rosario. Una realtà che, come è noto, deve la sua fortuna alla fertile visione di Bartolo Longo, avvocato salentino vissuto a cavallo tra otto e novecento, al quale va ascritto il merito di avere praticamente dal nulla risollevato le sorti della desolata Valle di Pompei: dando vita a un santuario e a una città, dando lavoro e dignità a un popolo di contadini poveri.
Un esempio di santità sociale — Longo è stato beatificato nel 1980 da Giovanni Paolo ii — particolarmente fiorente nella sua epoca: Giovanni Bosco, Leopoldo Murialdo, Annibale Maria di Francia, Giuseppe Moscati solo per citarne alcuni. Così all’ombra del santuario e dei suoi istituti caritativi ed educativi nacque la nuova Pompei, che proprio Longo volle al passo con i tempi moderni. Le strade e le piazze, le stazioni delle ferrovie dello stato e della circumvesuviana, l’acqua corrente come la luce elettrica, perfino l’osservatorio geodinamico e un impianto di parafulmini furono frutto delle sue intuizioni, realizzate tra mille difficoltà e senza un briciolo di finanziamento pubblico. Una vera e istruttiva epopea oggi riproposta da Antonio Illibato, già direttore dell’archivio storico diocesano di Napoli, in Bartolo Longo dal Salento a Pompei. La carità che fa nuova la storia (Città del Vaticano – Pompei, Libreria editrice vaticana – Edizioni santuario di Pompei, 2017, pagine 365, euro 12).

di Fabrizio Contessa

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19 novembre 2019

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