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L’episcopato boliviano contro la spirale di violenza

· Appello dopo l’uccisione di un viceministro e di almeno due minatori ·

«In nome di Dio, fermatevi!»: è l’appello lanciato dai vescovi della Bolivia dopo la morte del viceministro dell’Interno Rodolfo Illanes e di due minatori a seguito degli scontri fra le forze di polizia e i lavoratori delle cooperative estrattive. Illanes era andato a mediare con i dimostranti nella località di Panduro, a circa 180 chilometri da La Paz, dopo la notizia della morte di due minatori nei primi scontri con le forze dell’ordine. 

Un momento degli scontri avvenuti a Panduro (Reuters/Apg)

Alla notizia che anche un terzo minatore era rimasto ucciso, i dimostranti hanno sequestrato il viceministro e lo hanno picchiato a morte. Il corpo è stato ritrovato avvolto in una coperta al lato di una strada. La morte del terzo minatore non è stata tuttavia ancora confermata. Attraverso un messaggio firmato dal segretario generale della Conferenza episcopale boliviana, Aurelio Pesoa, i presuli sono dunque intervenuti esprimendo «dolore, indignazione e denuncia per questa spirale di violenza» che avvolge il Paese e che ha già provocato la morte «di almeno tre fratelli boliviani, oltre che numerosi feriti». Continuano i vescovi: «Non si può cedere irresponsabilmente alla logica perversa della violenza, con pressioni irrazionali, aggressioni criminali, scontri e rappresaglie». Il Paese invece «domanda con urgenza alle sue autorità e a tutti i settori coinvolti predisposizione sincera e capacità di dialogo responsabile». La giustizia invece «ha l’obbligo di chiarire con trasparenza, affidabilità e obiettività» le morti e le aggressioni di questi giorni, di cui, secondo i presuli, «sono responsabili singoli individui che si nascondono dietro l’anonimato».

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21 aprile 2019

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