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L’enigma della Tempesta

· Sono oltre cinquanta i tentativi di interpretazione del celebre quadro di Giorgione ·

C’è davvero la Teogonia di Esiodo dietro il capolavoro del pittore di Castelfranco? È questa l’ipotesi proposta nel saggio, Hesiod’s Theogony as Source of the Iconological Program of Giorgione’s “Tempesta”. The poet, Amalthea, the Infant Zeus, and the Muses (Firenze, Olschki, 2015, pagine iv-102, euro 28) a cura di Ursula e Warren Kirkendale, una coppia di coraggiosi storici della musica che, all’età di ottant’anni, si sono cimentati per la prima volta in una monografia su di un’opera d’arte così discussa.

Giorgione, «La Tempesta» (1508)

Come Warren Kirkendale sottolinea nell’introduzione — a lui infatti si deve la stesura finale dell’opera a partire dalle ricerche e dalle ipotesi della moglie scomparsa nel gennaio 2013 — in questa indagine è stato applicato dai due studiosi lo stesso metodo che hanno utilizzato nelle loro precedenti ricerche su Bach e Händel: un attento lavoro di archivio che porta alla formulazione di proposte di interpretazione nuove, chiaramente distinte tra quelle sostenute da documentazione certa e quelle più ipotetiche.

Anche per quanto riguarda il saggio sulla Tempesta viene subito dichiarato l’unico dato che agli autori sembra sicuro: l’identificazione delle persone che compaiono nel quadro con Esiodo e una forma antropomorfizzata della capra Amaltea che allatta uno Zeus ancora infante.

Ne sarebbe prova la corrispondenza dell’immagine con due passi della Teogonia di Esiodo in cui vengono narrati, rispettivamente, l’iniziazione del poeta da parte delle Muse (vv. 1-39) e il mito di successione di Zeus a Crono (vv. 453-506). I brani vengono integralmente riportati anche nell’originale greco, così da mettere in evidenza le corrispondenze esatte tra il testo e la rappresentazione del quadro. Secondo gli autori, infatti, la loro interpretazione iconologica dell’opera sarebbe la prima ad avere individuato un testo, noto nella Venezia di Giorgione, che corrisponde così chiaramente con le immagini del dipinto.

Eppure proprio l’indagine effettuata dagli autori sulla circolazione delle copie dell’opera esiodea nella traduzione latina e nell’originale greco all’interno della Repubblica Veneta, li porta a concludere che difficilmente il pittore può aver avuto accesso diretto al testo. Sembra più probabile l’ipotesi che si sia avvalso dell’aiuto di una persona che — grazie alla sua familiarità con la lingua greca — conoscesse l’edizione aldina dell’opera. Proprio per questo, però, appare difficile pensare a un Giorgione che, nel comporre La Tempesta, abbia seguito fedelmente il testo esiodeo.

Del resto, sebbene l’atteggiamento del giovane che compare nel quadro — come sottolineano gli autori — sembri contemplare dall’esterno la scena della donna che allatta il bambino e invitare lo spettatore a fare altrettanto, la corrispondenza tra questa sezione del quadro e il passo della Teogonia in cui è descritta l’iniziazione poetica del poeta non appare così evidente.

Il bastone su cui si appoggia l’uomo, infatti, non è un ramo di alloro, come quello che le Muse consegnano al poeta nel racconto esiodeo, e non è così chiaro che il cespuglio dietro di lui appartenga a quella pianta e formi una corona intorno al capo del giovane. Il fatto che il volto si trovi all’ombra non deve per forza costituire un’allusione alla cecità che spesso caratterizza l’immagine del poeta ispirato.

Dopo più di cinquanta tentativi di interpretazione, ci si chiede: esiste una soluzione all’enigma che avvolge La Tempesta? Di certo questo libro dimostra che ancora è vivo il desiderio di trovare una risposta e rilancia la sfida.

di Sofia Ranzato

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