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L’emiro
che salvò gli infedeli

· In difesa dei cristiani nella Damasco del 1860 ·

Damasco, 9 luglio 1860: sommosse e violenze contro i cristiani, scuotono la città. Abdelkader, con i suoi figli e i compagni, impugna le armi e protegge la comunità cristiana dai drusi, gridando: «Cristiani! Uscite! Non abbiate paura di noi, siamo gli uomini dell’emiro Abdelkader, seguiteci per salvarvi!».

L’emiro Abdelkader in una foto del 1860

Chiede anche ai vicini di aprire le loro case per accoglierli: ne salva quindicimila. Per questo coraggioso intervento verrà insignito della Legione d’onore e dell’Ordine di Pio ix. Abdel replica: «Il bene che abbiamo fatto ai cristiani non è altro che l’applicazione della legge dell’islam e il rispetto dei diritti umani, tutti gli uomini infatti sono la famiglia di Dio e il più amato da Dio è colui che è più utile alla sua famiglia. Tutte le religioni — da Adamo a Maometto — si appoggiano su due principi: affermare la grandezza di Dio e mostrarsi clemente con le sue creature, il resto non ha grande importanza». Chi sia questo coraggioso personaggio lo narra Mustapha Chérif nel suo intrigante e documentato libro L’Émir Abdelkader. Apôtre de la fraternité (Odile Jacob, Paris, 2016, pagine 176, euro 21,90).Lo scrive Cristiana Dobner aggiungendo che Abdelkader nacque il 6 settembre 1808 nelle vicinanze di Mascara in Algeria, in una famiglia di studiosi, terzogenito di Mahieddine, capo della confraternita Quadiriyya. A cinque anni leggeva e scriveva; a otto, insieme al padre, compì il primo pellegrinaggio alla Mecca; a dodici, potendo leggere e commentare il Corano, fu onorato dal titolo di hafiz, concesso a chi lo conosceva a memoria. Intellettualmente dotato, poté godere di una formazione eccezionale che spaziò dalla lingua alla letteratura araba, passando per la storia, la filosofia e l’astronomia.

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14 novembre 2018

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