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Legni che parlano in guaraní

· Dall’Uruguay in mostra ai Musei Vaticani ·

«Questi oggetti — spiega all’Osservatore Romano Daniel Ramada Piendibene, ambasciatore dell’Uruguay presso la Santa Sede — ci raccontano un mondo, ci fanno entrare nella vita quotidiana dei gesuiti e dei guaranì, documentano un modello sociale troppo spesso ignorato». 

«Señor de la Paciencia»

Intorno, le piccole statue di legno dipinto sopravvissute a saccheggi, distruzioni e incendi, dalle bacheche che le proteggono fissano i visitatori con placida insistenza, rese ancora più familiari e commoventi dai segni che i secoli hanno lasciato su di loro: Matres dolorosae con il viso screpolato dal tempo e statue di Cristo flagellate anche dalle fessure del legno in cui sono state intagliate, oltre che dai segni delle frustate sulla schiena. Siamo nella sala all’ingresso dei Musei Vaticani e l’ambasciatore ha appena presentato — insieme al cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato — la mostra curata da Luis Bergatta «Maderas que hablan guaraní» sulla presenza indigena e missionaria nel territorio orientale del suo Paese, aperta da giovedì 11 fino al 28 settembre. È la prima volta che un museo uruguaiano — il Museo de Arte Precolombino e Indígena di Montevideo — si presenta all’estero, e che le sculture intagliate sbarcano in Europa, riunite in una collezione. «È la prima volta — conferma Ramada Piendibene — che il nostro Paese diffonde ufficialmente parte del suo patrimonio culturale indigeno, religioso e missionario per mezzo di una mostra, nel quadro delle celebrazioni dedicate dalla nostra ambasciata a José Gervasio Artigas in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della nascita».

Silvia Guidi

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21 marzo 2019

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