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L’Egitto un anno dopo Mubarak

· Giornata di sciopero generale e manifestazione a piazza Tahrir ·

L’Egitto vive oggi una giornata di sciopero generale e migliaia di persone manifestano a piazza Tahrir in coincidenza con il primo anniversario della caduta del presidente Hosni Mubarak, deposto l’11 febbraio dopo una serie di proteste iniziate il 25 gennaio. Ieri migliaia di egiziani hanno partecipato a una dimostrazione al Cairo per chiedere al Consiglio supremo delle forze armate al potere da un anno — accusato di poca trasparenza e inefficienza — di farsi da parte, a beneficio di un Governo civile. Diversi cortei sono confluiti davanti alla sede del ministero della Difesa ma tutto si è concluso senza incidenti.

L’11 febbraio di un anno fa, dunque, le dimissioni di Hosni Mubarak e oggi un’altra giornata di protesta. E il malcontento in Egitto è più che diffuso: le violenze sembrano non finire, i prezzi sono schizzati alle stelle, il lavoro resta un problema ed è anche allarme per la mancanza di medicine. In migliaia nell’odierna giornata si raduneranno a piazza Tahrir, il simbolo della protesta contro Mubarak nel cuore del Cairo, per contestare i militari.

Alle manifestazioni di protesta e allo sciopero generale non aderisce però il Partito libertà e giustizia, braccio politico dei Fratelli musulmani, che ha trionfato nelle prime elezioni legislative del dopo Mubarak. Il voto presidenziale è in programma entro giugno. Successivamente, hanno promesso i militari, si concluderà la fase di transizione.

Ma a 12 mesi dalle dimissioni di Mubarak, la situazione della sicurezza in Egitto è ancora allarmante. I recenti disordini di Port Said, al termine di una partita di calcio di serie A, che hanno fatto 74 morti e centinaia di feriti sono solo l’ultimo episodio di una lunga scia di violenze. E nel Paese si susseguono notizie di rapine e sequestri. Tra gli ultimi casi quello di 25 operai cinesi e di tre turisti sudcoreani rapiti da un gruppo armato di beduini del Sinai.

Inoltre, l’economia egiziana rischia il collasso: al Paese servono tra i dieci e i 12 miliardi di dollari per riportare l’economia alle condizioni in cui era alla fine del 2010. Intanto, per molti sono svanite nel nulla le promesse di migliori condizioni di vita: i prezzi dei generi alimentari continuano a salire. Raddoppiati quelli di frutta e verdura, la carne e il pesce sono divenuti beni di lusso. L’economia egiziana nel 2011 è cresciuta del 2,5 per cento rispetto al 4,8 per cento dell’anno precedente. Il premier Kamal El Ganzouri in un recente intervento al Parlamento ha spiegato che il debito interno ha raggiunto quota 1,4 miliardi di dollari, rispetto ai 245 milioni del 1999. Il Pil è calato del 3 per cento.

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