Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L'Egitto offre una mediazione tra israeliani e palestinesi

· Il presidente Mubarak incontra al Cairo Mitchell, Abu Mazen e Netanyahu ·

L'Egitto torna a giocare un ruolo chiave nel conflitto israelopalestinese: il presidente Hosni Mubarak fa da mediatore per avviare colloqui di pace diretti. Ieri sono giunti al Cairo per incontrarlo l’inviato americano, George Mitchell, il presidente dell'Autorità palestinese (Ap), Abu Mazen, e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Mubarak ha anche avuto un colloquio telefonico con il presidente statunitense, Barak Obama. A Gaza intanto è arrivato l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza, Catherine Ashton, che in seguito ha visitato anche la cittadina israeliana di Sderot, ripetutamente colpita dai razzi palestinesi lanciati da Gaza.

Gli incontri dei vari leader con Mubarak si sono svolti separatamente, ma hanno avuto un solo e unico obiettivo: portare israeliani e palestinesi a un negoziato di pace diretto, come chiede Israele col sostegno americano, abbandonando l’attuale fase di dialogo indiretto mediato da Mitchell. A Mubarak, secondo fonti di stampa, Netanyahu ha riferito sull'esito dei colloqui avuti di recente a Washington con il presidente Obama e su quelli tenuti in questi giorni con Mitchell, e anche su ciò che Israele è disposto a fare per convincere i palestinesi a tornare al tavolo delle trattative dirette. «L’Egitto sotto la presidenza Mubarak — ha dichiarato Netanyahu poco dopo l'incontro con Mubarak — aspira ad allargare il circolo della pace e al mantenimento della stabilità e della sicurezza per tutti i popoli della regione». Israele spera di convincere l’Egitto a premere sui palestinesi affinché accettino di passare al dialogo diretto offrendo, in caso di risposta positiva da Ramallah, una serie di gesti distensivi.

Finora la posizione di Abu Mazen è sempre stata una sola: prima di avviare negoziati diretti Israele deve dare una serie di garanzie. Tre, in particolare: il congelamento delle costruzioni negli insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme est, un’intesa di massima sui confini cisgiordani del futuro Stato palestinese e il dispiegamento di forze internazionali per sorvegliarne i confini. Richieste alle quali Netanyahu non ha finora dato alcuna risposta.

Nell'incontro con Mitchell, la settimana scorsa, i rappresentanti di Al Fatah, la fazione maggioritaria dell'Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina), hanno chiesto chiarimenti soprattutto sulla questione degli insediamenti, dopo le notizie di nuove demolizioni di case palestinesi a Gerusalemme est. Lo ha reso noto l’esponente dell’Ap, Yasser Abed Rabbo, secondo il quale mancano chiarimenti sulla posizione degli Stati Uniti su diversi problemi, «in primo luogo sulla questione degli insediamenti e sulla situazione a Gerusalemme». Chiarimenti — ha spiegato Abed Rabbo — «sono necessari perché i palestinesi possano decidere se passare dalla fase attuale di negoziati di pace indiretti a quelli diretti». I palestinesi vogliono che il congelamento della politica di costruzioni negli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est, che scade il prossimo 26 settembre, sia prolungato indefinitamente da Israele prima di acconsentire a sedersi a un tavolo comune con Netanyahu.

Sulla questione è intervenuto anche il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, secondo il quale per un negoziato diretto sono prima necessarie «garanzie scritte». Fonti palestinesi hanno riferito che Mubarak è del parere che senza reali passi avanti è difficile un negoziato diretto.

Ashton ha visitato ieri la Striscia di Gaza. Il capo della diplomazia europea ha assicurato l’impegno dei Ventisette per favorire il transito delle merci in arrivo e in partenza dal Territorio palestinese. «Vogliamo che la gente possa muoversi liberamente; non solo che le merci entrino nella Striscia di Gaza, ma anche che i prodotti di esportazione possano uscirne», ha spiegato Ashton. «La posizione dell'Unione europea è chiara: il blocco è inaccettabile, non può continuare ed è controproducente», ha sottolineato il rappresentante dell'Unione europea durante una conferenza stampa al termine di un incontro con il ministro degli Esteri e vice premier israeliano, Avigdor Lieberman.

In queste ore si sta lavorando in particolare alla riapertura dei valichi di terra, ha spiegato l’Alto rappresentante dell’Ue, che ieri ha visitato anche un’industria farmaceutica, una fabbrica di cemento e i campi estivi in cui l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, ospita ragazzi della Striscia di Gaza. Ashton — dicono fonti di stampa — non ha avuto alcun incontro con gli esponenti di Hamas.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE