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L’Egitto crocevia  della diplomazia internazionale

· Ashton e Clinton al Cairo per colloqui sulle rivolte nei Paesi arabi ·

Importanti missioni in Egitto dei capi della diplomazia dell’Unione europea e degli Stati Uniti, Catherine Ashton e Hillary Clinton. L’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea si è incontrata ieri con il segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, con il quale ha discusso anche della crisi in Libia sottolineando che sulla possibile istituzione di una no-fly zone auspicata dal vertice della Lega araba, l’Unione europea sta «aspettando la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».

In precedenza la Ashton ha incontrato il capo del Consiglio supremo delle forze armate egiziane, maresciallo Hussein Tantawi, che svolge funzioni di presidenza della Repubblica, e il ministro degli Esteri egiziano, Nabil El Arabi, dichiarando che da parte dell’Ue è stato espresso un «approccio di collaborazione con i Paesi della regione, dei quali vogliamo essere partner» nella fase di cambiamento attuale. Sostegno all’economia, attraverso investimenti e donazioni, sostegno alla società civile, per lo sviluppo della democrazia e il rispetto dei diritti umani, sono uno dei punti chiave del rapporto che l’Europa intende sviluppare con i Paesi della regione, garantendo anche un buon accesso al mercato europeo. Ashton ha inoltre affermato la necessità di mantenere un dialogo con Unione africana e Lega araba anche su questioni relative alle rivolte nei Paesi arabi.

Oggi è giunta al Cairo da Parigi — dove ha partecipato al vertice del g8 — il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, per una visita di due giorni nel corso della quale incontrerà i componenti del Consiglio supremo delle forze armate e il ministro degli Esteri egiziano. Intanto, sono 45 milioni gli egiziani che avranno il diritto di votare nel referendum fissato per sabato 19 marzo sugli emendamenti alla Costituzione elaborati da una commissione nominata dal Consiglio supremo delle forze armate. Lo ha reso noto il giudice Mohamed Atteya, capo della commissione incaricata della supervisione alle operazioni di voto, che sarà svolta da 16.000 giudici.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si recherà in visita in Tunisia il prossimo fine settimana per parlare con le autorità del Paese dopo la rivolta dei gelsomini. Amor Nekhili, portavoce dell’Onu in Tunisia, ha fatto sapere che Ban Ki-moon avrà dei colloqui con il presidente ad interim Foued Mebazaa, il Premier ad interim Beji Caid Essebsi e il ministro dell’Interno Farhat Rajhi. Al termine della sua missione, domenica, il segretario generale dell’Onu si recherà in Egitto.

Nel frattempo, non si fermano le proteste nello Yemen, dove tre soldati sono rimasti uccisi e 44 manifestanti sono stati feriti negli scontri avvenuti nella provincia settentrionale Al Jawf, nella zona centrale di Marib e ad Aden, mentre quattro giornalisti, due inglesi e due statunitensi, sono stati espulsi dal Paese. Ad Al Jawf, al confine con l’Arabia Saudita, la tensione è salita quando la folla ha tentato di assaltare un edificio municipale. Due soldati e un ufficiale sono rimasti uccisi, portando così a trenta il bilancio delle vittime dall’inizio delle proteste.

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19 gennaio 2020

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