Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Leggere san Francesco a Tōkyō

· L’arrivo della filosofia nel Paese del Sol Levante ·

Se Raphael von Koeber fosse vissuto ai nostri giorni avrebbe partecipato al recente incontro di Papa Francesco con gli anziani.Trecento anni dopo il breve periodo di attività missionaria dei padri francescani nella terra aperta all’evangelizzazione da san Francesco Saverio, fu Koeber il primo intellettuale a far conoscere al Giappone Meiji la vita e il pensiero del santo venerato dai fedeli nipponici con l’appellativo “seraphico padre”. Inoltre, il professore che a Tōkyō per ventuno anni (1893-1914) insegnò storia della filosofia ed estetica all’università imperiale e musica presso la Scuola di Belle Arti (l’attuale Geijutsu daigaku) evocava volentieri il proprio debito di riconoscenza nei confronti della nonna che l’aveva allevato.

Utsumi, «San Francesco Saverio in Giappone» (1552)

Raphael von Koeber, tuttora ricordato in Giappone per il ruolo guida nella diffusione della filosofia, nacque a Nižnij Novgorod nel 1848; medico tedesco il padre, svedese la madre, che morì quando Raphael aveva appena un anno.

A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, per accelerare la modernizzazione del Paese, il governo giapponese inviò studiosi occidentali delle più diverse discipline a insegnare nelle università, scuole d’arte e accademie militari dell’arcipelago; al contempo ogni anno un ristretto numero di studenti veniva inviato in Europa (soprattutto in Olanda, Francia, Germania e Inghilterra) e negli Stati Uniti. Invitato dal governo di Tōkyō su presentazione del filosofo Inoue Tetsujirō, amico di Hartmann, Koeber fu il primo russo a insegnare in Giappone.

Quando, nel giugno 1893, all’età di 45 anni Koeber sbarcò a Kobe, lo studio della filosofia nel Paese del Sol levante era agli albori: erano trascorsi appena vent’anni dall’introduzione del termine filosofia nella lingua giapponese. Lo stile di vita sobrio del santo era vicino al valore di seihin (povertà integrale), la visione buddista della povertà quale libero distacco dai beni materiali incuriosirono i contemporanei e tuttora stimolano la cultura e la spiritualità giapponesi. Un haiku di Yamaguchi Sōdō, amico di Bashō, recita: «Primavera / anche nella mia capanna. E proprio / perché non vi è nulla / là vi è il Tutto».  

di Irene Iarocci

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE