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Legge anti-burqa in Francia Più no che sì

· Anche il rettore della Grande moschea di Parigi favorevole a una mera risoluzione parlamentare ·

«Siamo favorevoli a una risoluzione parlamentare che, mettendo in evidenza un largo consenso di unità nazionale, affermi in maniera solenne i principi repubblicani e laici. Disposizioni legislative potrebbero completarla proponendo una regolamentazione della copertura del volto nei luoghi pubblici come le scuole, gli ospedali, gli uffici». È la posizione del rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, nel dibattito sull'uso del burqa e del niqab, le due varianti di velo islamico femminile integrale, dibattito che da mesi, in Francia, sta coinvolgendo sia l'opinione pubblica sia la classe politica. La Missione di informazione parlamentare presieduta da André Gerin, dopo decine e decine di audizioni, sta per rendere note le proprie conclusioni. Il parere dell'organismo in seno all'Assemblea nazionale è molto atteso perché potrebbe far pendere l'ago della bilancia a favore, o contro, l'opportunità di studiare un'apposita legge che vieti l'uso del velo.

Il punto della questione, oggi, sembra essere proprio questo. Boubakeur, in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale della Grande moschea di Parigi, ha spiegato che «una legge che impedisca di portare il velo integrale appare inopportuna e la sua applicazione sarebbe problematica e potrebbe verosimilmente rafforzare le forme radicali del fondamentalismo». Il rettore, inoltre, ricorda che «i musulmani, preoccupati della legalità repubblicana e coscienti dei diritti e dei doveri inerenti la cittadinanza, sono, come i loro concittadini di altre confessioni religiose, rispettosi della legge repubblicana». Grosso modo la stessa posizione espressa da Mohammed Moussaoui, presidente del Consiglio francese del culto musulmano.

Boubakeur e Moussaoui sono stati entrambi sentiti dalla Missione di informazione parlamentare. È interessante sottolineare che, nella sua audizione (il 28 ottobre scorso), Boubakeur ha precisato che «né il burqa né il niqab sono prescrizioni religiose dell'islam» e che «questo indumento è a torto oggi elevato a tradizione dell'islam», ricordando come anche il rettore dell'Al Azhar de Il Cairo si sia schierato contro tale pratica, in aperta sfida con l'organizzazione islamica dei Fratelli Musulmani.

Gli schieramenti politici restano divisi, anche se le posizioni fra destra e sinistra appaiono sempre più sfumate. Proprio ieri l'Unione per un movimento popolare (Ump), il partito di Nicolas Sarkozy, ha espresso la sua posizione ufficiale sulla possibilità di una legge che vieti di indossare il burqa e il niqab. L'Ump, nel raccomandare alla commissione d'inchiesta di sottoporre il testo finale al parere del Consiglio di Stato, è favorevole, nell'immediato, a una risoluzione parlamentare che regolamenti l'uso del velo integrale in specifici luoghi pubblici come le università e i mezzi di trasporto. Non scarta tuttavia, per il futuro, l'ipotesi di un'apposita legge, alla quale sta lavorando il presidente dei deputati dell'Ump, Jean-François Copé. Il Partito socialista è invece nettamente contrario «a una legge di circostanza, inapplicabile, che non avrebbe efficacia e potrebbe rivelarsi contraria ai principi costituzionali», anche se condanna con fermezza «l'uso del velo integrale, pratica incompatibile con i valori della Repubblica». Del resto, per usare le parole del presidente Sarkozy, non è tanto un problema religioso quanto «di libertà e di dignità della donna», perché il burqa «non è un segno religioso ma di asservimento e di avvilimento».

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