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L’educazione è il migliore investimento per favorire la ripresa

· Summit dell’Ocse a New York ·

Il tema dell’educazione rappresenta oggi uno dei fattori cruciali del progresso economico e sociale, in un mondo sempre più globale, dove una parte crescente delle informazioni e delle conoscenze diviene accessibile nella rete. Tutte le dimensioni sono toccate da questi fenomeni e nessuno può sentirsi fuori. Come ha chiaramente evidenziato Benedetto XVI «la sfida educativa attraversa tutti i settori della Chiesa ed esige che siano affrontate con decisione le grandi questioni del tempo contemporaneo».

Investire di più nell’educazione costituisce anche la migliore premessa per favorire la ripresa economica e sociale duratura, per superare una stagione di incertezza che potrebbe minare in modo grave le stesse basi di fiducia e di coesione delle società.

In questa prospettiva una funzione cruciale è assegnata a tutti gli educatori e agli insegnanti delle scuole di ogni tipo e livello. La questione è stata affrontata nelle settimane scorse in un summit mondiale dedicato ai modi per raggiungere un alto livello di qualità nella professione degli insegnanti che si è tenuto a New York su iniziativa dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Sono stati trattati diversi aspetti nel rapporto di base e nella discussione fra i rappresentanti di oltre 30 Paesi (dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Australia alla Francia, dal Brasile al Giappone, dal Regno Unito all’Indonesia). I punti di convergenza risultano assai significativi perché, dopo un’epoca di grandi ideologie, si tende, finalmente, a riposizionare la scuola e il processo educativo nelle concrete realtà locali. Per restituire forza agli educatori, ai buoni maestri, occorre, infatti, ricostruire stretti rapporti tra la scuola e le formazioni sociali. Insegnanti e leader educativi possono svolgere un grande ruolo nel potenziare le relazioni con le famiglie e le comunità dove si vive, come parte essenziale di un effettivo apprendimento. Personalizzare le relazioni con i discenti e le loro famiglie è, dunque, un fattore essenziale dei percorsi di formazione e di crescita, includendo anche il doposcuola e i programmi extracurriculari. Il supporto alle famiglie come ambiente educativo e la costruzione di collegamenti più espliciti tra l’educazione formale e la vita oltre la scuola sembrano emergere come linee forti di una visione innovativa e più pragmatica. L’impegno educativo, infatti, riguarda l’uomo, il giovane, in quanto tale, nella sua complessa concretezza storica.

Il lavoro degli insegnanti dovrebbe avere così un maggiore bilanciamento tra una buona vita di lavoro e l’opportunità di combinare il lavoro con le responsabilità familiari e altre attività. Numerosi Paesi hanno perciò deciso di favorire periodi di part time degli insegnanti o altre opportunità nella vita professionale per consentire adeguate esperienze fuori dalla scuola, con periodi sabbatici, aspettative senza retribuzione e scambi di lavoro con i settori industriali. In sostanza, i buoni educatori devono formarsi anzitutto come uomini e donne integrali.

La novità di queste riflessioni appare notevole, dopo decenni nei quali la scuola, specie nel mondo occidentale, è stata attraversata da antagonismi, anche violenti, tra i saperi formali e quelli concreti, tra i docenti e gli studenti, tra l’ambito scolastico e quello familiare, tra la dimensione educativa e quella del lavoro, tra le scuole di diversa ispirazione. Anche di fronte alle difficoltà di creare nuova occupazione, specie nei Paesi più avanzati, bisogna evitare di tornare ad antiche contrapposizioni, tra percorsi scolastici di qualità e inserimenti lavorativi, tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. La vita economica e sociale contemporanea è basata sulla diffusione delle conoscenze e delle tecnologie: tutti devono poter accedere a standard elevati di educazione. Ma i processi formativi e di maturazione devono rimanere agganciati ai fenomeni dell’esperienza concreta ed esistenziale. Gli educatori e gli insegnanti devono poter giocare un ruolo decisivo nel cambiamento dei percorsi di formazione e apprendimento. I migliori talenti professionali devono essere attratti all’attività di insegnamento con rigorose politiche di preparazione e selezione. Emerge, infine, dall’analisi dell’Ocse che non bisogna temere un costruttivo e costante dialogo fra gli insegnanti, i leader educativi e i responsabili politici, perché gli obiettivi del cambiamento devono essere discussi apertamente e condivisi. Un modello collaborativo e seriamente partecipato è, infatti, indispensabile per affrontare e vincere le sfide educative di oggi.

Già il concilio Vaticano II nella Gaudium et spes (61) aveva indicato che «il nostro tempo richiede un’intensa attività educativa e un corrispondente impegno da parte di tutti». Le famiglie e le comunità locali devono essere, al tempo stesso, ambienti e attori fondamentali dei nuovi processi di educazione, perché la formazione integrale della persona matura in un contesto di legami sociali e di relazioni profonde e aperte. Il messaggio della Caritas in veritate emerge così in tutta la sua forza innovativa, perché capace di abbracciare gli ambiti più diversi (27): «Nelle situazioni difficili nelle quali oggi ci troviamo anche a causa della globalizzazione dell’economia, la dottrina sociale della Chiesa è diventata una indicazione fondamentale, che propone orientamenti validi ben al di là di essa (...) che devono essere affrontati nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell’uomo e del suo mondo».

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