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L’ecumenismo dei giovani

· Gli appuntamenti conclusivi della prima giornata nella capitale ·

«Io ho molti amici cattolici, alcuni sono tra i miei migliori, quelli del cuore. Per noi è naturale condividere la nostra fede in Gesù, insieme con la nostra amicizia e con la nostra vita. Lo dico con pudore e rispetto: forse, in questo, noi giovani possiamo essere un esempio per la gerarchia della Chiesa». Nelle parole semplici e dirette di Nicoletta — una diciottenne ortodossa volontaria del servizio d’ordine — si incontra probabilmente il vero significato di quell’ecumenismo che è stato al centro di uno dei momenti più toccanti del primo giorno di viaggio di Papa Francesco in Romania: la preghiera del Padre Nostro recitata, prima dal Pontefice, in latino, e poi dal Patriarca Daniel in romeno, uno accanto all’altro nella nuova cattedrale ortodossa di Bucarest gremita di fedeli.

Nella serata di venerdì 31, rientrato in nunziatura, il Papa ha incontrato per circa un’ora 22 confratelli gesuiti,  di cui 14 romeni,  che prestano il loro servizio nel paese. Fra loro anche l’assistente del preposito generale, padre Barreto,  e il superiore della provincia euro-mediterranea, padre Matarazzo.

I due polmoni del cristianesimo, quello d’oriente e quello d’occidente, hanno respirato all’unisono nel pomeriggio di venerdì 31 maggio quando, nel succedersi degli appuntamenti si sono alternati e intrecciati i due grandi motivi della visita del Papa, quello ecumenico e quello pastorale. A cominciare dall’incontro del Pontefice con il Patriarca Daniel nel grande palazzo del Patriarcato ortodosso, la parola “fratello” è risuonata più e più volte, scandendo il ritmo di un dialogo intenso, cordiale, nel quale anche il linguaggio stesso dei corpi parlava di una familiarità sbocciata con immediata naturalezza.

Francesco è arrivato nel primo pomeriggio e ha trovato ad accoglierlo, all’ingresso del palazzo, il Patriarca insieme ai membri del Sinodo permanente e al seguito papale. I due si sono abbracciati. Significativa la presenza in alto, tra le decorazioni della sala, di una lunetta mosaicata rappresentante i fratelli apostoli Pietro e Andrea.

Dopo il saluto a tutti i presenti, Francesco e Daniel hanno avuto un colloquio privato nella sala Dignitas. Nell’occasione il Papa ha donato una copia del Codex Pauli, una preziosa edizione realizzata in occasione del bimillenario della nascita dell’apostolo delle Genti e arricchita con fregi, miniature e illustrazioni provenienti da manoscritti dell’abbazia romana di San Paolo fuori le Mura. Poi, insieme si sono diretti nella sala Conventus per l’incontro con i metropoliti e i vescovi del Sinodo permanente della Chiesa ortodossa.

Cristos a înviat! “Cristo è risorto!”: il Pontefice ha così aperto, con il saluto pasquale in lingua romena, il suo discorso in risposta alle parole del patriarca. Due interventi condotti quasi all’unisono, attingendo al tesoro prezioso della memoria che non dimentica la sofferenza dei cristiani negli anni della persecuzione di regime, e invocando la necessità di una comune testimonianza di fede e di carità concreta in un’Europa oggi sempre più in crisi di valori.

Al termine dell’incontro il Papa ha raggiunto il centro di Bucarest dove, dal 2010, si sta costruendo la nuova cattedrale ortodossa denominata “della Salvezza del popolo”. L’imponente edificio è stato già inaugurato lo scorso anno, ma i lavori saranno completati solo nel 2024. Alla parte esterna manca ancora la torre campanaria che raggiungerà i 120 metri d’altezza e all’interno quasi tutta la decorazione musiva è da realizzare, eccezion fatta per parte della splendida iconostasi dorata.

All’esterno, all’inizio della scalinata, il Pontefice ha innanzitutto incontrato un uomo e una donna vestiti in abiti tipici che gli hanno offerto il tradizionale “pane dell’accoglienza” e un mazzo di fiori bianchi. Francesco ha accolto i doni mangiando anche un boccone di pane in segno di cordialità e di ringraziamento. Poi, salito davanti al portale della chiesa, dove c’era Daniel ad attenderlo, si è voltato e, con il Patriarca, ha salutato la folla di fedeli riunita davanti al sagrato: Cristos a înviat!

All’ingresso in cattedrale le enormi volte hanno cominciato a risuonare del potente e suggestivo canto del coro Thronos: 85 cantori del patriarcato hanno intonato l’inno pasquale Ingerul a strigat (“L’angelo gridò di gioia”). Giunti ai piedi dell’altare centrale, Francesco e Daniel si sono seduti rivolti ai fedeli, uno accanto all’altro, con al centro un’icona della risurrezione. E un’icona, questa volta a mosaico, ha regalato il patriarca al Papa, affidando a essa un significativo messaggio di unità: raffigura infatti sant’Andrea apostolo, patrono spirituale della Romania.

I due l’hanno baciata e poi l’hanno mostrata ai fedeli che hanno accompagnato il gesto con un grande applauso. Visibilmente felice, un diacono del patriarcato, don Ionuţ, ci ha detto: «Questo è un giorno importante per tutti i romeni, ortodossi e cattolici. Si consolida un legame che dobbiamo coltivare: nonostante le differenze di tradizione, noi condividiamo Cristo, e Cristo dobbiamo testimoniare insieme per dare un contributo di unità all’Europa che oggi, invece, appare così disgregata nei suoi valori».

Allo scambio di saluti è seguita la preghiera con la recita del Padre Nostro in latino e in romeno, intervallata dall’esecuzione di canti pasquali cattolici e di canti pasquali ortodossi. Dopo il canto finale, il Pontefice si è intrattenuto con una decina tra le più alte autorità del paese e poi, accompagnato dal Patriarca Daniel sul sagrato della cattedrale, ha di nuovo salutato tutti i fedeli presenti.

Quindi Francesco si è trasferito in papamobile alla cattedrale cattolica di San Giuseppe. Ed è qui che ha ricevuto l’abbraccio più imponente: la piccola comunità cattolica si è sentita privilegiata nel ricevere la visita del successore di Pietro e ha risposto con grande entusiasmo. La chiesa era gremita fino all’inverosimile, e le strade circostanti hanno radunato circa venticinquemila persone che hanno seguito la messa attraverso i maxischermi. Una testimonianza, fra le tante possibili, l’abbiamo raccolta da una famiglia: marito e moglie con in braccio un bambino e una bambina, tenuti più in alto possibile per cercare di far vedere loro il Papa. La mamma, Andrea, commossa confida: «Che grande opportunità c’è stata regalata oggi! Per noi è l’occasione di sentirci ancora più uniti e di sentire la forza e la verità della nostra fede!».

Il Pontefice, arrivato verso le 18, è stato accolto all’ingresso dal vescovo ausiliare di Bucarest e dal parroco. Dall’esterno della chiesa si è snodata la lunga processione iniziale della messa, presieduta da Francesco con tutti i concelebranti fra i quali, tra gli altri, con i vescovi della conferenza episcopale locale, c’erano i cardinali e gli arcivescovi del seguito papale. Accompagnata dal canto Siamo tutti fratelli, la processione si è conclusa e ha avuto così inizio il rito celebrato in latino, mentre le letture e le intenzioni di preghiera sono state in romeno. L’omelia, pronunciata in italiano, è stata seguita dai fedeli grazie alla traduzione simultanea che scorreva sui maxischermi allestiti anche all’interno della cattedrale. Al termine, prima della benedizione, l’arcivescovo Robu, ha rivolto al Pontefice un indirizzo di saluto e di ringraziamento.

Quindi, uscendo dalla chiesa, Francesco ha di nuovo salutato i tanti fedeli che l’avevano atteso nonostante avesse cominciato a piovere con insistenza.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

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17 settembre 2019

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