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​L’ecumenismo dei cori

La preghiera in cinese «per i cristiani perseguitati» e quella perché le politiche di tutti i governanti siano per la giustizia e la pace hanno segnato la messa celebrata da Papa Francesco nella basilica vaticana, la mattina di mercoledì 29 giugno, solennità dei santi patroni di Roma. 

Dopo la celebrazione eucaristica, il Pontefice ha personalmente consegnato il pallio nelle mani di ventidue nuovi arcivescovi metropoliti. Dando seguito alla novità introdotta lo scorso anno per sottolineare il legame con la Chiesa locale, l’imposizione vera e propria del pallio avverrà, nelle diocesi di origine dei metropoliti nominati nel corso dell’anno, per mano del rappresentante pontificio. Così sarà anche per i tre metropoliti nominati di recente che non hanno potuto partecipare al rito in San Pietro.

Tra i ventidue presuli presenti, cinque provengono dall’Italia, quattro dal Brasile, due da Spagna, Ecuador e Messico, mentre contano un metropolita Francia, Belgio, Turchia, Stati Uniti d’America, Cuba, Antille e Polonia.

I canti sono stati eseguiti dalla Cappella Sistina, diretto da monsignor Palombella, insieme con la corale luterana bavarese Windsbacher Knabenchor e il prestigioso e antico coro anglicano New College Oxford. Prosegue così il progetto ecumenico, avviato nel 2012, che prevede la partecipazione di cori di altre comunità cristiane nella logica di cercare percorsi di unità, rintracciando le fonti comuni.

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16 dicembre 2019

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