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L’economia
fra Tommaso d’Aquino
e Papa Francesco

· Intervento del cardinale segretario di Stato ·

La discussione della teoria della scelta razionale dell’economia neoclassica e alcuni contenuti dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (numeri 54 e 55); la questione della monetizzazione dei rapporti umani, trattata dalla medesima esortazione apostolica e dall’enciclica Laudato si’ (n. 107); il concetto metafisico di natura umana secondo san Tommaso, diverso da quello del dominante pensiero economico, e la presenza dello stesso nella costituzione Gaudium et spes (n. 22) del Concilio vaticano ii: sono i tre elementi che secondo il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, accomunano l’opera di Mary L. Hirschfeld, Aquinas and the Market, Towards a Humane Economy, con il magistero pontificio più recente.

Il porporato li ha individuati in occasione della cerimonia di conferimento al libro del premio internazionale Economia e società — promosso dalla fondazione Centesimus annus Pro Pontifice e giunto alla quarta edizione — svoltasi al palazzo della Cancelleria mercoledì 29 maggio.

Elogiando l’autrice, «per la scelta del tema — che è di grande importanza per la dottrina sociale della Chiesa e, più in generale, per la costruzione di un’economia più umana —, per lo sforzo compiuto nella sua elaborazione, nonché per la particolare ottica in cui ha cercato di mettere a fuoco i grandi principi del pensiero economico moderno occidentale», il cardinale Parolin ha fatto notare come il pensiero di san Tommaso sia «sempre presente e vivo nella scienza teologica e in tutto il magistero pontificio, anche in quello sociale», ma anche come esso spesso non venga messo «in rapporto con i concetti base dell’economia moderna». Invece, ha osservato, «grazie a Internet, risulta facile comprovare che l’opera» premiata «ha suscitato un vivace dibattito accademico». Da qui l’incoraggiamento del segretario di Stato «a ulteriori sviluppi della ricerca e dello scambio scientifico in merito».

Riguardo al primo punto approfondito dal cardinale Parolin, appare evidente «il rischio delle teorizzazioni economiche di promuovere un riduzionismo antropologico» che si contrappone «alla concezione di uomo dell’aquinate. Tale contrapposizione tra un concetto riduttivo dell’uomo e la sua vocazione alla trascendenza serve per capire l’ampio respiro delle critiche e delle proposte» di Papa Bergoglio «in materia politica ed economica e per cogliere il loro inserimento nella più autentica tradizione del pensiero patristico e medievale, magnificamente sintetizzato da san Tommaso». Infatti il Pontefice, e con lui tutta la dottrina sociale della Chiesa, «parte da un concetto integrale di uomo, la cui felicità si realizza non nelle opzioni di consumo, ma nell’effettiva apertura e nella condivisione con gli altri e nel vero amore a Dio». E in tal senso l’opera premiata «offre una base teorica, filosofica ed economica, per approfondire e sviluppare tali insegnamenti della Chiesa, e creare logiche economiche che riflettano un concetto integrale di uomo».

Per l’autrice del resto «il riduzionismo antropologico si radica nel pragmatismo etico-politico radicale — cita esplicitamente Machiavelli — cioè in una visione dell’uomo tendenzialmente limitata alle sue passioni animali, per cui, per ragionare politicamente e, quindi, anche economicamente, bisogna prendere gli uomini come sono di fatto e non come dovrebbero essere». Un ulteriore aspetto di tale riduzionismo antropologico consiste, ha fatto notare il porporato, «nell’eccessiva valorizzazione degli interessi dei singoli, per non dire dei loro comportamenti egoistici, che risulterebbero trasformati dal mercato in risultati positivi». In tal modo infatti «si opera un ulteriore riduzionismo intellettuale nel considerare che l’unico comportamento umano significativo per il pensiero economico è la massimizzazione del beneficio, inteso soprattutto in opzioni di consumo e ottenuto fondamentalmente tramite gli scambi di mercato». Ed è ben noto, ha sottolineato il cardinale, come tali presupposti teorici siano «serviti per rappresentare, tramite proposizioni logiche formali e formule matematiche, il funzionamento dei mercati e l’evoluzione dell’economia, nonché per formulare pronostici economici di provata utilità politica. Tuttavia, — ha avvertito — se come spesso accade essi si impongono quale unica logica di analisi sociale, tendono a eliminare dal pensiero politico ogni considerazione aliena a un’efficienza teorica del mercato, concepita preponderantemente in termini di stabilità monetaria e di libertà delle opzioni di consumo».

Quanto al secondo aspetto, il cardinale Parolin ha fatto notare come anche «le differenze tra la concezione del denaro di Tommaso d’Aquino e quella generalizzata nel mondo odierno» offrano «elementi per capire la continuità del pensiero di Papa Francesco con quello del santo». In particolare il capitolo 5 Economic Life as Ordered to Happiness «espone la distinzione che l’aquinate fa tra la vera felicità o vita buona, che consiste nell’esercizio delle virtù, e la falsa speranza di una felicità consistente nell’avere sempre più beni materiali. Così, per il Dottore Angelico, l’avidità, anche se coordinata dal mercato, tende sempre alla deificazione del denaro, perché sostituisce l’ansia di Dio del cuore umano con il miraggio dell’infinito accesso ai beni materiali». Anche perché, ha chiarito il porporato, «l’avidità, nell’intrecciarsi con le possibilità di dominare il creato offerta dalla tecnologia, oltre a produrre l’illusione di avere i poteri di Dio, produce una visione unidimensionale di tutte le relazioni umane, che vengono intese soltanto in termini di quantificazione monetaria».

Infine, commentando il terzo elemento, il segretario di Stato ha messo in luce i vari passaggi in cui l’opera ora premiata fa vedere come «l’aquinate mette in risalto il rapporto della creazione con il Creatore e in particolare il rapporto dell’uomo con Dio come punto di partenza teologico e filosofico dell’analisi di ogni agire umano. L’uomo, creatura e immagine di Dio, solo in Dio può trovare la sua pienezza e felicità. I beni creati, quindi, sono strumentali per raggiungere l’unione con Dio, in questa terra e poi definitivamente in cielo». E tuttavia, «l’uomo non è solo creatura e immagine di Dio, ma è chiamato a diventare, tramite il battesimo, figlio di Dio nel figlio, Gesù, e a trovare la sua pienezza in lui e con lui». Dunque «se la valutazione dell’agire umano non può prescindere dalla sua vocazione alla comunione con Dio, nemmeno può prescindere dalla luce di Cristo», ha concluso.

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