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L’eclettismo del pioniere Nadar

· Dalla caricatura alla fotografia ·

«I fratelli Godard», 1861-1863. © Ministère de la Culture – Médiathèque du Patrimoine, Dist. RMN-Grand Plais/Gence Bulloz

Sulla fotografia, di cui fu uno dei pionieri, cambiò più volte idea. «Oggi la fotografia è più di una scienza: si eleva all’altezza dell’arte», scrisse. Salvo poi correggere la posizione, sostenendo più tardi che «non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare». Su una cosa però Nadar probabilmente non cambiò opinione, anticipando di oltre un secolo ciò che oggi, ai tempi dei social network, degli smatphone che immortalano e offrono al mondo intero ogni momento privato, anche il più insignificante, sostengono in molti: «La fotografia è una scoperta meravigliosa, la cui pratica è alla portata dell’ultimo imbecille. Viene praticata ogni giorno in ogni casa dal primo all’ultimo venuto perché non si è negata a tutti i falliti di tutte le carriere». 

Personaggio interessante, dunque, Gaspard-Félix Tournachon, in arte Nadar, che non è stato solo una delle più grandi personalità della storia della fotografia. Celebre al suo tempo per la galleria di ritratti di grandi intellettuali del xix secolo — George Sand, Sarah Bernhardt, Victor Hugo, Charles Baudelaire, Gautier, Gustave Doré e molti altri — fu inventore di diverse tecniche fotografiche, primo a realizzare, inoltre, fotografie aeree, a bordo di palloni aerostatici, e sotterranee. Ma la meritata fama di fotografo ha oscurato il suo eclettismo artistico, la sua verve di studioso della psicologia umana attraverso l’immagine, anche disegnata, così come per mezzo della scrittura. Poco noto è infatti che fosse anche caricaturista di talento — particolarmente apprezzato il suo Pantheon con circa 250 personaggi — nonché giornalista e uomo di lettere, autore di una decina di opere; insomma un intellettuale pienamente calato nel suo tempo e nel mondo artistico a lui contemporaneo. Non meraviglia che la prima mostra collettiva degli impressionisti venne allestita nel suo studio di Boulevard des Capucines, a Parigi, nell’aprile del 1874.
A questa personalità dalle mille sfaccettature è dedicato il volume Félix Nadar. Una vita da gigante (Roma, Contrasto, 2017, pagine 236, euro 24,90) curato da Michel Christolhomme, sociologo e storico della fotografia. Il libro offre il ritratto di un uomo eccezionale, avventuroso, spinto da una curiosità insaziabile e caratterizzato dal genio dell’inventiva. Forse Nadar non ha primeggiato in tutti i campi in cui si è cimentato, e probabilmente sarebbe relegato tra i personaggi di secondo piano se non fosse per la sua vasta e innovativa opera fotografica. Tuttavia è anche probabile che se non avesse sperimentato altre strade, non sarebbe diventato il geniale fotografo che oggi ricordiamo.
Raccontandoci la sua storia, quest’opera ci restituisce un singolare spaccato della vita intellettuale, artistica e culturale della Francia del XIX secolo.

di Gaetano Vallini

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25 aprile 2019

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