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Leader dell’opposizione russa
assassinato a Mosca

· Boris Nemtsov raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco nel centro della capitale ·

Boris Nemtsov, storico esponente liberale e leader dell’opposizione russa, è stato ucciso stanotte in un agguato a pochi passi dal Cremlino. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha immediatamente condannato il delitto come «un crudele assassinio», ma ha parlato pure di provocazione, annunciando una immediata consultazione con i vertici della sicurezza e il suo «diretto controllo» sulle indagini. 

Nemtsov, 55 anni, ex vicepremier nella stagione della presidenza di Bors Yeltsin, è caduto sul ponte Zamoskvoretskiy, di fronte alla basilica di San Basilio e a pochi passi dalla Piazza Rossa. A centrarlo alle spalle, secondo il ministero dell’Interno, almeno quattro colpi di arma da fuoco sparati da uno o più killer che erano a bordo di un’automobile bianca. La polizia sta seguendo varie piste, tra cui la possibilità che si sia trattato di un tentativo di destabilizzare la situazione politica interna. La commissione d’inchiesta non esclude un attentato di fondamentalisti islamici o di un evento criminoso legato alla crisi ucraina. La morte di Nemtsov ricorda da vicino quella di altre figure scomode della vita pubblica russa. Ed è forse l’omicidio più clamoroso dall’agguato che il 7 ottobre 2006, sempre a Mosca, costò la vita alla giornalista Anna Politkovskaia. Immediate anche le reazioni internazionali: Barack Obama ha condannato a nome degli Stati Uniti il «brutale e malvagio» assassinio, e ha chiesto «un’indagine sollecita, imparziale e trasparente».

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