Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Le voci della società

Un appello all’Ecuador, affinché insieme ad altri Paesi della regione amazzonica, non permetta che vada disperso il suo ricco patrimonio di biodiversità, è stato lanciato dal Papa nel discorso rivolto martedì pomeriggio, 7 luglio, ai vari settori della società civile. 

Un testo lungo e articolato, che riassume tutti i contenuti della visita di Francesco nella prima delle tre nazioni in cui fa tappa questo viaggio in America latina. Citando la Laudato si’, il Papa ha tracciato un bilancio desolante delle devastazioni che colpiscono l’Amazzonia, evidenziando che «lo sfruttamento delle risorse naturali, così abbondanti in Ecuador, non deve ricercare il guadagno immediato» ma mirare alla conservazione dell’ambiente per consegnarlo intatto alle generazioni future, così come lo abbiamo ricevuto da quelle precedenti.

L’incontro è avvenuto nella Plaza de San Francisco, dopo che davanti all’ingresso dell’omonima chiesa il sindaco Rodas di Quito gli aveva consegnato le chiavi della città. Accompagnato dal padre guardiano e dalla comunità francescana che vive nell’annesso convento, il Pontefice ha visitato l’interno del tempio, che è parte dell’ammirevole insieme architettonico chiamato Escorial de los Andes. È il frutto dello sforzo e del sudore di tanti lavoratori che innalzarono qui l’edificio religioso più antico dell’America latina. Esso ha inoltre un particolare significato simbolico anche per le popolazioni indigene, in quanto sede dei comandi militari Inca e Caranqi.

L’incontro è stato animato da intermezzi musicali, il più applaudito dei quali è stato quello eseguito da un gruppo formato da giovani musicisti con la sindrome di Down. Due di loro si sono letteralmente gettate tra le braccia del Papa, che le ha strette a sé come un padre premuroso.

E se finora Francesco aveva ascoltato solo la voce dei vescovi nei vari saluti rivoltigli durante incontri e celebrazioni, quella di martedì è stata la giornata delle testimonianze. Il Papa si è messo in ascolto della gente, per lo più gente semplice. Per la società civile i suoi interlocutori sono stati tre laici, due donne e un uomo: il presidente dell’Associazione cristiana imprenditori, nata con la “complicità” di padre Paquito, l’anziano amico che Papa Bergoglio ha voluto incontrare qui in Ecuador; una piccola imprenditrice di Ambato, nella Sierra, terra di frutta, di fiori e del buon pane, in cui sono attive numerose piccole imprese a conduzione familiare; e un’anziana donna montubia, popolazione di campesinos della costa, che vivono di credenze popolari. Per queste persone tutto il ciclo dell’anno è scandito dai ritmi della natura sia per quanto riguarda l’agricoltura (nella coltivazione di cacao, riso e banane, delle quali gli equadoriani sono i primi produttori mondiali), sia per l’allevamento del bestiame, persino per la musica e la danza in cui si esprime la loro ricca capacità artistica. Il Papa ha molto apprezzato questo intervento e si è alzato per andare a salutare l’arzilla vecchina, scherzando con lei e chiedendole di lasciargli un souvenir. Poi ha inforcato gli occhiali e, sempre in piedi, ha pronunciato un discorso incentrato sui tre fondamentali valori sociali — gratuità, solidarietà e sussidiarietà — ricordando che sono gli stessi principi alla base della vita in famiglia.

dal nostro inviato Gianluca Biccini

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE