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Per le vittime di Gaziantep

· All’Angelus il dolore e la preghiera del Papa ·

Papa Francesco ha espresso il suo dolore per l’efferata strage in cui sabato sera hanno perso la vita oltre cinquanta persone — tra le quali molti bambini — durante una festa di matrimonio a Gaziantep, in Turchia. «Mi ha raggiunto la triste notizia dell’attentato sanguinario che ieri ha colpito la cara Turchia» ha detto ai numerosi fedeli radunati in piazza San Pietro per l’Angelus di domenica 21 agosto, invitandoli a pregare «per le vittime, per i morti e i feriti» e invocando dal Signore «il dono della pace per tutti». 

Ronald Raab, «La porta della misericordia» (2015)

Prima della recita della preghiera mariana, il Pontefice ha commentato, come di consueto, il brano evangelico al centro della liturgia domenicale — tratto da Luca (13, 22-30) — soffermandosi in particolare sull’immagine della «porta stretta» adoperata da Gesù per rappresentare «il cammino che conduce alla salvezza». Un cammino che, ha spiegato, «conduce nella comunione con il Padre, dove troviamo amore, comprensione e protezione». «Ma perché questa porta è stretta?» si è domandato Francesco. Non certo «perché sia oppressiva» — ha risposto — ma «perché ci chiede di restringere e contenere il nostro orgoglio e la nostra paura, per aprirci con cuore umile e fiducioso a lui, riconoscendoci peccatori, bisognosi del suo perdono». Si tratta dunque di «una porta stretta per restringere il nostro orgoglio e la nostra paura», e di «una porta spalancata perché Dio ci accoglie senza distinzioni». Anche se, ha precisato, il Signore «chiuderà la porta a un certo punto». Egli infatti «è buono e ci ama», ma «la nostra vita non è un videogioco o una telenovela; la nostra vita è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna».

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16 settembre 2019

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